— Ho gambe da ballare io, matti che siete? — Rideva dimenandosi fra le mani e le braccia che l'urtavano, lo spingevano.
— Avanti! Forza! — Forza, Fulgenzio!
— Lasciatemi stare! Lasciatemi andare!
Ma la Faziòla diede al marito la prima prova di abnegazione; una gran prova, anzi, di virtù. Comprendendo che per acquetarli era necessario che lei almeno accondiscendesse, tosto s'adattò al ballo con l'agilità e la disinvoltura de' suoi vent'anni e del ballerino che combinò a saltarle di contro.
Ebbene: la virtù fu premiata; Fulgenzio lasciato tranquillo; e, per emulazione più che per burla, i giovani gettarono i recipienti sonori, i campanacci e i corni; e in mancanza di donne, si misero a ballare tra loro, intanto che Fulgenzio attingeva e offriva il vino attorno con viso lieto.
— Chi ne vuole, ragazzi?... È poco, ma volentieri.... Finchè ce n'è!... Di cuore!
Quando egli ebbe vuotato il bigoncio e il trombettiere perduto il fiato, tutti ripresero gli strumenti del baccano.
Adesso però ciascuno dava dentro nel suo con l'anima d'un inno glorioso.
.... — Felice notte!
— Viva gli sposi!