Egli, che era risoluto di morire, negò ancora col capo, sospirando.
— Io mi spogliavo — proseguì la dama —, e lui venne da me, tutto strano, a domandarmi.... Imaginate!
— Insomma! — fece il sire.
— Mangerai? — ripetè la dama per l'ultima volta. E per l'ultima volta: — No! — ripetè forte Ugo, che teneva fissi gli occhi negli occhi di madonna. La quale allora per dir tutto, e tuttavia a stento, riprendeva: — Mi richiese...; — ma il marito senza più badarle, come nella reticenza comprendesse quanto imaginava, con collera afferrò il braccio del valletto e gridò bieco: — Cosa le chiedesti?
Ugo tacque. Da' suoi occhi traspariva una volontà virile che l'amore rendeva ineluttabile; disperato amore, più forte della morte; tale, che madonna Ginevra ammirandone la fermezza minacciosa insieme e supplichevole e temendo a un punto stesso per sè e per lui l'ira del marito che minacciava con quasi brutale veemenza, vinta dalla pietà, dall'ammirazione e forse dall'amore (quel ragazzo ormai era un bel giovine) concepì un'idea provvida e sagace.
— Mi chiese — rispose lei — il vostro falcone pellegrino, che non dareste a nessuno, nè a conte, nè a principe, nè ad amico; e, per averlo, s'è impuntato a digiunare.
Alle parole della donna il credulo marito contenne l'ira; anzi rise e disse: — Oh! se il tuo male è questo, non voglio che tu ne muoia! Mangia, mangia, valletto; e avrai il falcone. — Dopo, uscì.
Ma la dama prima d'andarsene si fece più presso a Ugo, che la speranza aveva ravvivato e colorito in faccia, e disse rapida, giuliva:
— Già che il sire ti vuol contento, anch'io ti vorrò contento. — Meglio che con le parole ella prometteva sorridendo con uno sguardo lungo e tenero come una carezza.
Ugo, dunque, mangiò. Ed ebbe il falcone.