— Lasci fare a me!

La Perpetua, che aveva inteso, guardò dalla finestra di cucina al pretucolo che usciva, e mormorò sorridendo: — Sì, sì: lasciate fare a lui, povero don Sigismondo!

Ebbene: il cappellanino biondino, roseo e zuccheroso, fu lui che piegò Carlon de' Carli. Gli piacque nel presentarglisi con l'atto di Ponzio Pilato e col dire: — Per me, viva la Francia o viva la Spagna, è lo stesso! — E parlò senza ambagi diplomatiche, senza apparenza politica. Sapeva che se la domenica prossima accadessero dei guai, il signor curato, che aveva il solo torto di essere un po' cocciuto, avrebbe disgusti gravi con Sua Eminenza e con la Prefettura; eran da prevedere fin processi penali in cui Carlone stesso sarebbe chiamato; ma più addolorava don Sigismondo il pensiero dello scandalo. La parrocchia di Rioronco era stata sempre una famiglia sola, a cui Carlone aveva dato sempre bell'esempio di bontà. Se si bastonassero, perchè gli animi erano riscaldati molto in quella divisione; se, Dio liberi!, si ammazzassero, che cosa direbbe il mondo? quali rimorsi non avrebbero il curato e lui, Carlone?... Ah! solo a pensarci il cappellano aveva le lagrime agli occhi.

Commosso, il vecchio fece: — Purchè nè io nè i miei, con tutti i nostri, non andiamo all'oratorio, io per me son disposto a tutto! — Quindi temendo d'aver detto troppo e di parer debole, aggiunse con foga: — Anch'io avrei rimorso se succedesse qualche lite; anch'io sarò sempre per la pace e per il timor di Dio!; ma piuttosto che andare all'oratorio, don Sigismondo, andrei in galera; andrei (si fa per dire) all'inferno!

Dio liberi! parlare così quando c'era il modo di accontentare tutti! Bastava andar tutti insieme fino alle due vie; di dove il partito di Sant'Anna discenderebbe all'oratorio e il partito della Madonnina salirebbe per la carraia, all'olmo; e dopo, riunendosi per l'ultimo tratto, ritornerebbero insieme come prima.

— Lo so, lo so! — disse il cappellano prevenendo l'osservazione del vecchio. — Resterete per un poco senza il Santo. Ma gli altri non resteranno senza la «Compagnia»? E voi non potreste onorare la Madonnina con una bella «fioriera»?

In un contorno e sotto una corona di fiori di tela, che sembrerebbero veri e freschi, la Madonnina dimostrerebbe al mondo l'amore dei suoi parrocchiani più fedeli. Non solo! Carlone comprese che quello era il mezzo per far onore a sè stesso; vide subito che la sua autorità ne riuscirebbe non diminuita, ma accresciuta; pensò che per tal modo castigherebbe il curato e umilierebbe l'avversario.

— Faremo così! — disse.

E tosto la voce della pacificazione si sparse; e tutti ne furono lieti. Gli ardimentosi convertirono l'ardore pugnace in un ardore di emulazione e in una speranza di maggior festa; gl'incerti, che non eran pochi, parteggiarono a viso fermo senza paura di danni; le mogli e le madri che già avevano esortati i mariti o i figli a restare a casa, o li avevano imaginati feriti o morti, ringraziarono il Cielo e benedissero San Michele. Tutti, o quasi tutti, furono contenti: fu tolto da quegli animi semplici l'amarezza della vendetta e della ribellione; il superstizioso panico di un'offesa religiosa; il peso della violenza meditata e preparata; il dubbio della sconfitta e della vergogna.

Inoltre, il giorno di poi, i meglio informati accertarono che l'ingegnere darebbe spettacolo di fuochi artificiali, di cuccagna e di palloni; che Carlon de' Carli assolderebbe per conto suo cantori e musici; e che per la «fioriera» Procolo era andato a Bologna; e che dalle parrocchie vicine altre «compagnie» verrebbero ad allearsi con i compagni di San Vincenzo. Insomma: un'aspettazione grande e gioiosa quale non c'era stata mai.