— È un patriotta che una polmonite ha ucciso in tre giorni.
E Polla, con ira già sarcastica:
— Non usano le polmoniti da voi?
Veramente Edon non aveva notizia di tali malanni. Anzi, alla richiesta se in Eldorado si godesse buona salute, rispose:
— Ottima. Abbiamo, oltre l'igiene, un'acqua pura come l'aria. Poi ai piedi del nostro monte il clima è caldo; a mezza costa, è primavera continua, e freddo in alto; cosicchè a guarire le nostre piccole e rare indisposizioni e a trovar la stagione conveniente per ogni organismo, ci basta mutare residenza e volare di qua o di là.
— Se crederete che da noi le malattie sono molte e gravi — amaramente osservò allora Polla —, se crederete che da noi si muore anche a venti anni, ammetterete che per questo almeno si sta meglio in Eldorado che in Europa.
Ma Edon non si diè vinto.
Disse:
— Mi ricordo che il mio bisnonno viaggiando all'estero una volta s'ammalò, e soleva dire che il maggior piacere della vita si prova nella convalescenza. Ecco un piacere che noi non gustiamo mai. E poi non pensate all'afflizione della scienza che in Eldorado troppo di rado può vantarsi di salvare un uomo?
Il funebre convoglio frattanto si avvicinava: quattro cavalli bardati in nero e coi pennacchi; il cocchiere nero e rigido; fiori su la carrozza e ai lati; e quei signori che reggevano i cordoni con il viso impresso dell'onore meritato; e la turba dietro, fra cui ogni persona pareva compiacersi d'essere vista. Poichè la musica sonava così adagio e tutti camminavano così piano. Edon aveva ragione di credere che tutti amassero di essere visti e di vedere; in particolar modo le signore e le ragazze, delle quali più d'una rispondeva con un sorriso a più d'un sorriso.