Per tanta spontaneità e vivacità di spirito; per la facilità sua a cogliere, l'attitudine ad imaginare, la capacità a rendere tipi diversi in azione sarcastica, Gregorio Leti fu certo uno scrittore di satire singolare nel seicento e per noi degno di molta considerazione. È vero che ai nostri giorni niuno s'occupò di lui convenientemente, forse perché le sue satire derivano in gran parte la materia da [pg!80] pasquinate che si possono conoscere per altra via; forse perché feriscono le colpe dei papi e la corruzione de' sacerdoti alti e bassi con un fine religioso o politico di cui oggi è troppo difficile avvertire la sincerità e l'importanza; forse, piú tosto, perché appariscono in gran parte libelli osceni. Infatti — contraddizione curiosa! — il calvinista riformato pur ne' costumi è sconcio scrittore; ma, e come avrebbe potuto battere i peccati de' preti senza essere tale? Del resto, altri vegga il danno ch'egli poté recare alla moralità: a me basta dare a vedere ch'egli ebbe forza e vena satirica e che meglio la rivelò appunto nelle composizioni piú lubriche.
E meglio fra tutte, parmi, tant'è spietato e giocondo e acuto per rappresentazione di tipi, in quella intitolata.... — mal titolo, e bisogna coraggio, o pudibondo lettore, — Il Puttanismo romano.[52]
[IV.]
Nell'agosto del 1666 sembrava che la santità di Alessandro settimo (Fabio Chigi senese) [pg!81] si disponesse davvero ad esaudire coloro che lo desideravano morto e ad accontentare in ispecial guisa le donne, cui gran mali eran venuti dal suo pontificato — “la nazione senese ha per una certa ragione d'istinto naturale.... diretta e implacabile l'antipatia contro il sesso muliebre„ —, e il 20 di quel mese stesso per Roma corse lieta la voce che il papa traeva gli ultimi respiri. Onde in quel dí “si videro le patriarchesse del bordello„ e molte loro emule dell'aristocrazia “con sollecita e esatta diligenza girar in diverse pratiche, stringersi in diversi negoziati e proponere diversi trattati per vedere in ogni modo possibile di far succedere l'elezione del nuovo Pontefice in alcuna creatura loro, o almeno in alcuno delli soggetti che per ragione di genio.... sapessero essere aderenti al loro partito e se ne fussero potute liberamente fidare....„
Come s'affaccendavano a ricercare le compagne per le ville intorno la città e ad inviare avvisi a quelle ch'erano a Frascati e nei luoghi vicini. Rintracciatesi, si composero [pg!82] in gruppi e ciascun gruppo scelse un nome di cardinale da proporre a pontefice.
Cosí “Madonna Angela Sala, serenissima decana del bordello, con il suo squadron volante s'adoprava.... per l'inclusione del cardinale Spadino detto Santa Susanna„, che “aveva gagliardamente assicurata la loro fede„; Nina Barcarola in vece, nella quale era riconosciuta da molte una certa superiorità, essendo ella tutta cosa di Ravizza prelato possente in Vaticano, chiedeva voti per il Celsi protettore del suo Ravizza e seduceva ad aiutarla Nina Pandolfina, Nina delle Cannuccie, Maria Vittoria delle Masse; tra le dame, quella detta la Regina “si faceva avanti con la nominazione d'Azzolino Maldachino„, ma la duchessa Mattei, per ragioni d'igiene, preferiva il Bonelli, “non ostante la sua ispida e irsuta fisonomia„: l'Adrianella infervorandosi per il Rospigliosi, “vecchio nel mestiere, faceto nella conversazione, libero nel tratto„, contrastava colla principessa di Rossano, a cui solo l'Odescalchi pareva un “soggetto [pg!83] degno e un uomo di buona volontà„. Altre sostenevano altri, ed era facile capire che senza un lungo conclave non sarebbero riuscite ad accordo. Però il giorno 22 centoquattro donnine condotte da Angela Sala vollero raccogliersi a congresso, sole, senza le dame, nella via delle Vaschette.
Ma l'adunanza ebbe principio non buono, perché gli “affezionati assistenti„ di quelle signore “con cotal impeto fecero ressa alla porta, che, non volendo l'un cedere.... luogo all'altro„, vennero alle mani e si maltrattarono: il canonico Scotti restò tutto pesto; l'abate Pizzisio perdette il naso; il cardinale Acquaviva patí una stretta funesta alle reni; monsignor Assarini n'usci tutto spelato, e peggio ancora, monsignor Altemps cadde all'indietro e la sua testa, che non si fracassò per miracolo, s'enfiò ad un enorme bernoccolo. Pur le “conclaviste„, ottenuto finalmente il silenzio, incominciavano la discussione, quand'ecco, recando nuova cagione di rumore, entrare con fare “sprezzante ma disinvolto„, assai dame, le quali pretendevano aver parte [pg!84] al congresso; né fu picciol merito della Regina se furono accolte in non trista maniera. Anzi la Regina, la quale era parlatrice larga e forbita, dopo aver proposto e fatto stabilire che da quel dí in poi “tanto le dame quanto le.... (quel tal nome che ha assonanza con dame) andassero al pari e senza alcuna immaginabile distinzione, e che.... (quello stesso nome al singolare) e dama volesse dire l'istesso„, mise in campo l'elezione di Azzolino o di Maldachino. Ella si teneva certa che il primo concederebbe:
1.º una bolla che dichiarasse lecito ai religiosi d'andare.... “senz'alcun disturbo o pericolo„ a.... fare visite piacevoli;
2.º “la facoltà„ alle donne maritate o libere “di cavarsi la fantasia„, immuni “da vergogna e da pena, quando e quanto loro paresse„;
3.º l'espulsione da Roma di tutta la “genia de' monsignori senesi„;