4.º.... — Ma questa io non la dico —.
Se dalla nomina dell'Azzolino si ricavava tutto ciò, continuava la Regina delle [pg!85] dame, che importava s'egli era “una bestia cosí brutta„, se aveva “un viso cosí deforme, un tratto cosí rustico, una figura cosí mal fatta?„ Ma quando costui non soddisfacesse in alcun modo, ella garantiva questi altri vantaggi da un papa Maldachino:
1.º diverrebbero padrone d'andar dove loro piacerebbe, anche in palazzo con lui, e rimarrebbero libere d'ogni angheria;
2.º libere anche da quegli “scrocconi„ in mano dei quali dovevano stare durante le loro infermità;
3.º sarebbero istituite tra loro “le dignità civili e di Rota, Signatura e Camera„, ove entrerebbe una presidentessa a provvedere contro le impertinenze dei prelati;
4.º un concistoro vedrebbe di stabilire che i papi pigliassero moglie.
E se Maldachino è brutto, ricordate, — aggiungeva la Regina — che “le pere tanto sono piú buone quanto sono piú brutte„.
Già ella, conchiuso il suo lungo e bel discorso, s'era seduta, quando s'alzò l'Adrianella e “con volto ridente, benché non gran cosa, fatta una bella e graziosetta ma [pg!86] umil riverenza circolare„, cominciò a dire che quanto aveva promesso Sua Maestà tornava a solo utile delle.... signore pubbliche; che la confusione delle dame con esse non le piaceva affatto perché veniva a perdere “tutta la fatica et tutta la diligenza, che aveva usata in vita sua, di farsi stimar da dama se bene non fosse, e di esser creduta onesta se bene non era„, e che a lei bisognava soltanto un po' di dominio, il quale sperava dal Rospigliosi. Ma Eleonora la Barcarola l'interruppe: la signora Adrianella pensava troppo a sé, dove ella, che pure aveva fatto Ravizza quello che era, e molto avrebbe potuto attendere dal Celsi, acconsentiva alla proposta della Regina, desiderando il vantaggio di tutte le compagne sue. E l'Adrianella a rispondere poco a tono e a insistere che fidarsi dei Celsi e dei Ravizza era pazzia. Ma come Dio volle il battibecco tra lor due finí e si fece avanti la “reverenda madre decana„, la quale “dopo di aver fatto da trenta smorfie di conto, cominciò a dire il fatto suo....„. Costei, a differenza [pg!87] della Regina, discorreva balzellando e con la sguaiata bonarietà e smaccata gaiezza che è propria delle vecchie sue uguali.
Per lasciare comprendere di quanta esperienza era ricca si fece prima a raccogliere la storia della sua vita; poi vantò lo studio che poneva nel “formare„ e reggere le sue allieve, e citava fatti; poi, accorgendosi di andar per le lunghe prometteva di spicciarsi in due parole.... Ella, Ciccia dello struzzo venuta da Frascati e molt'altre avrebbero dunque preferito il cardinale Santa Susanna, in riguardo alla grande amicizia che le legava all'abate Bernardino nipote di lui, ma pur finivano con appagarsi del Maldachino. Maldachino?: “zitto zitto! — diceva a voce piú bassa e co 'l gesto di chi si prepara al racconto d'un bel caso; e rammentava come una volta lo vestirono da dama. Lo conosceva, insomma, per un buon ragazzo e non lo credeva “capace di distinguere il ben dal male.„
“Non aveva appena questa finito con altrettante smorfie, che incontanente ritornò [pg!88] a discorrere la Regina, e fatto prima un nobile et erudito ringraziamento alle pronte esibizioni della decana e.... stesasi ancora in un lungo encomio sopra le di lei qualità..., voltatasi alle altre....„ le richiese della loro opinione. “Datesi quelle giovinotte una guardata, scappò tra l'altre a parlare la prima Nina Fiorentina con un proemio di dicerie e di tratti poetici piacevolmente infilzati, che parve una pasquella che allora fosse uscita dalla cima di Monte Alcino o da Pistoia, e poscia fatto un esame generale a tutti li cardinali, e avendo ritrovato a chi il collare torto, a chi li calzoni corti, a chi il naso troppo piccolo, e chi troppo stretto in cintura, volando or qua or là, si posò alla fine sopra Bandinello. Al sentir tal nome saltò fuori la paesana sua, che era Margherita, e con uno strillo da disperata: