— Oh affè di Dio non si poteva dir meglio!; cotesto costí vogliamo al certo, signor sí!„ — Ma le altre gravemente tutte in coro:

— “È senese, nihil!, è senese, nihil!„ — (allusione alla forma di procedimento che “nelle cause de' miserabili„ seguiva ogni [pg!89] giorno “l'ignorantissima canaglia della Signatura di Giustizia„).

Escluso il Bandinelli; la principessa di Rossano adduceva le ragioni per cui le sembrava migliore l'Odescalchi, quando la fece ristare gran rumore di gente che veniva dalla parte di strada: era la signora Nina Stagnarina, la quale con un corteggio di sgualdrinelle entrava a lamentarsi di non aver ricevuto invito alcuno al conclave. Fu pronta a sgridarla la Rossano e a farla tacere ed uscire con ragioni molte e tali che io non ripeto perché sbigottiscono anche me; ma la principessa non poté subito riprendere l'interrotto discorso tanto le “conclaviste„ si lamentavano d'essere stanche, né ci volle meno del potere della Regina per ricondurle al silenzio. Finalmente la Rossano, con “un viso tra il brusco e il dolce, fatto all'usanza d'una pizza da un baiocco„, ebbe agio a ritesser le lodi dell'Odescalchi “un uomo da bene, uno spirito puro, un animo dotato di grandi virtú....„; — Un gesuita falso! — gridò la Brigidaccia impedendole di proseguire. Nuccia Belluccia, [pg!90] che aveva dalla sua Nuccia delle cannuccie, si levò poscia ad esprimere il suo desiderio di nominare “un buon fratone„, e fu tratto in ballo fra Silvio de' Vecchi.

Piú tosto poi il Celsi! — esclamava Nina Barcarola; e altre: — Meglio Santa Susanna! — Meglio il padre Caravita! —

Era tempo di por termine al diverbio, e ciò fece la Regina sospendendo il concistoro al modo stesso — questo paragone lo posso fare — onde ogni bravo presidente termina ogni consiglio tumultuoso, e dicendo che per quel giorno bastava essersi persuase della difficoltà della questione, e che in altra adunanza (la indisse per la settima prossima) sarebbero venute a deliberare ultimamente. E la Eleonora Adrianella, “la quale, per esser tra l'altre forse la piú astuta e la piú pratica delle cose del mondo, aveva in testa di far riuscire la regola che a fare il Papa ci vuole raggiro, e con ingannare il compagno si gira tutta questa macchina del prelatismo, si alzò a dire quattro barzellette per licenziare il conclave„, trovando pur modo di pungere un poco la fortunata Regina. [pg!91]

Ma allorché levatesi tutte in piedi stavano per andarsene, giunse d'improvviso Stecchino principe del bordello, il quale, “tutto affannato e afflitto, datosi di mano al cappello e fatta una riverenza a mezza luna con quelle sue gambe storte, cominciò a mezzo il congresso, con mille sospiri e quasi sommerso in un torrente di lacrime, ad ululare in questa maniera: Siamo rovinati, siamo spediti, oh poverini noi! Oh disgrazie della natura, oh malvagità delle stelle!: il Papa sta meglio! —

“Parve che a quelle misere, al suono di queste voci, uscisse l'anima e svanisse lo spirito„; e sola ad una rimase la forza di interrogarlo. Ah! — egli si era introdotto in Palazzo e già aveva saputo che “mancavano pochi minuti alla comune felicità, quando una straordinaria allegrezza di quei matti di là dentro lo aveva fatto cadere negli abissi delle miserie„.

E cosí avvenne che tutte quelle signore se n'uscirono piangendo e lamentando dal luogo ove eran entrate piene di letizia. — Ma io dubito molto che questo riassunto [pg!92] possa lasciare in chi mi legge la vivace ed efficace impressione che il piccolo libro lasciò in me, nauseato lettore di cose del seicento.

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In proposito del qual Puttanismo vo' riferire un'altro aneddoto non inutile anch'esso alla conoscenza del Leti e dei suoi tempi.