Di sotto il cappellaccio bigio, povero di falde e ricco di nastri e fiocchi a vari colori, l'onda dei capelli, naturali o finti, diffusa su 'l largo collare; diffusa su lo stomaco e sfuggente dall'apertura del farsetto di “gialdiccio„, la camicia sottile e candida; i calzoncini strettissimi, verdi, a liste di passamani, trattenuti da lucide stringhe sotto il ginocchio; e quindi le calze rosse o bianche [pg!120] (bianche ne' partigiani dei Francesi e rosse degli Spagnoli) a seconda dell'opinione politica. Ma al diavolo la politica!; e per seguire in tutto la moda di Francia, meglio che le scarpette coperte in punta da grandi rose di seta e d'oro, due stivalacci coi calzari a rovescioni su 'l collo del piede.

E come belle le mani senza guanti, la sinistra poggiata all'impugnatura della breve spada e la destra, con un grosso anello di giavazzo nero nell'indice e un anellino d'argento o di rame nell'estremità del mignolo, intesa talvolta ad appuntare i baffi rivolti in su a punti interrogativi! Le donne rispondevano con sorrisi, ma secondo una canzonetta, forse maligna, pretendevano troppo:

Con le donne d'oggidí

Ci vuol altro, per mia fé

Che portar raso o tabí!

Stracciato e nudo

Se 'n vada il drudo,

Ché amor vero, allor sarà

Se per vestir altrui si spoglierà![58]

Tuttavia i donnaioli non andavan nudi per strada, anzi, potendo, vestivano in conformità [pg!121] delle mode, che allora “variavano come la stagione„[59]. Però se è difficile seguire le vicissitudini delle foggie negli abiti degli uomini, i quali, per esempio, a distanza di pochi anni sostituirono ai calzoni stretti “bragoni scialacquati„, a mala pena si può cogliere la volubilità della moda femminile ne' suoi momenti piú singolari; e se è noto che a metà del secolo il guardinfante, ricoverto di lunghe gonne e sottogonne, era in uso comune ed utile a nascondere gravidanze legittime ed illegittime e piú d'una volta amatori furtivi, e in uso comune erano i corsetti a “basche„ con le maniche a sboffi e le ampie gollette di pizzo, non è poi facile rendere idea del come mutassero e rimutassero le forme secondarie e le cose minori d'una toilette compiuta. Anche accadeva troppo spesso che qualche dama vaga di novità apparisse vestita e acconciata in maniera diversa dalle altre e traesse tosto molte altre ad imitarla.

Cosí fece quell'una vista e ritratta da don Agostino Lampugnani, la quale portava [pg!122] in testa un cappello di feltro con la falda tenuta a rovescio da un fermaglio di gioie; alla persona, una casacca alla francese di seta colore incarnatino, intessuta d'oro con maniche corte e con fiocchi di camicia bianchissima fuori dei gomiti; una gonna all'inglese d'“ormesino cangiante„, succinta tanto da lasciar vedere le gambe coperte da calze di seta color porpora; nei piedi, scarpette di raso con un dito di tacco e con due gran rose pur esse di color porpora; nelle mani, guanti logori e stracciati per porre in vista numerosi e preziosi anelli; al collo, un monile di granati; a un solo orecchio, “un pendente d'odorata mistura nera„; e a sinistra del petto un pugnale e a destra un piccolo archibugio a ruota. Dio ne scampi dal rinnovamento di moda sí fatta!

E neppure risorga mai piú l'usanza che in certo periodo del seicento costrinse le signore a farsi salassare per derivarne pallore e magrezza e a mangiare una terra detta bolarmico per cui l'avorio dei denti rimanesse “incastonato d'ebano„: aberrazione [pg!123] di gusto, che ebbe forse a causa e scusa il rovello delle gentildonne al vedersi imitate ed emulate dalle umili cittadine nella profusione della biacca e del minio su 'l viso e su 'l seno. Odiose borghesi, le quali smaniavano di copiare le dame in tutto! Almeno al tempo in cui usavano i manti era come stabilito per legge che le gentildonne li portassero di seta e le “cittadine e mercadantesse di criniletto; e guai a quella di queste che si fosse arrischiata di portarlo di seta, perché era certa che le sarebbe stato strappato d'attorno„, e talvolta per mano delle dame medesime! “Usanza — aggiunge il Ghiselli —[60] che sarebbe da desiderarsi che fosse stata mantenuta, ché non si vedrebbe al presente quella confusione che produce quel trattamento, ch'accomunato a tutti piú non fa comparire quella bella distinzione fra le persone di diversa condizione; contro l'uso d'oggidí, nel quale piú non si conosce dalla suntuosità del vestire una dama da una moglie di uno speziale o di qualch'altro uomo di piú bassa condizione.„ [pg!124]

[II.]

Scrittori che deridessero e sferzassero le mode barocche e le costumanze corrompitrici abbondarono pure nel secolo decimosettimo, ma per arte e per ironia acuta e fremebonda, che fa rammentare il Parini[61], Gabriello Chiabrera superò tutti in due de' suoi sermoni e piú mirabilmente in quello all'amico Jacopo Gaddi:

Gaddi, ch'oggi sull'Istro e per li campi

Della fredda Lamagna ami battaglie

La gioventude, e sia disposta all'armi,

Negar non oso, e negherò via meno

Che dentro i dicchi della bassa Olanda

Si rimirino popoli feroci....

Dico che nella Fiandra e nella Francia,

E che dovunque il sol mostra i capegli.

Nascono destre da vibrare un'asta.

Da stringere una spada, ed avvi gente

Da piantar palme sulla lor Tarpea:

Tutto vi posso dir; bella fanciulla

Appiattar non si deve, e similmente

Però cosí parlai: ma d'altra parte

Forte contrasterò che né per Fiandra,

Né per dovunque il sol mostra i capegli,

[pg!125]

Gente leggiadra mirerai, che agguagli

La leggiadria dell'italica gente.

Chi muoverassi a contraddirmi? E dove

Calzar potrassi una gentil scarpetta?

Un calcagnetto sí polito? Arroge

I bei fiocchi del nastro, onde s'allaccia.

Che di Mercurio sembrano i talari.

Io taccio il feltro de' cappelli tinto

Oltre misura a negro; e taccio i fregi

Sul giubbon di ricchissimi vermigli.

Chi potrà dir de' collarini bianchi

Piú che neve di monte? Ovvero azzurri

Piú che l'azzurro d'ogni ciel sereno?

Ed acconci per via che non s'asconde

Il gruppo della gola, anzi s'espone

Alle dame l'avorio del bel collo?

Lungo fòra a narrar come son gai

Per trapunto i calzoni, e come ornate

Per entro la casacca in varie guise

Serpeggiando sen van bottonature.

Splendono soppannati i ferrajoli

Bizzarramente, e sulla coscia manca

Tutto d'argento arabescati; e d'oro

Ridono gli elsi della bella spada.

Or prendasi a pensar quale è a mirarsi

Fra sí fatti ricami, in tale pompa.

Una bionda increspata zazzeretta

Per diligente man di buon barbiere

Con suoi fuochi e suoi ferri; e per qual modo

Vi sfavilli la guancia sí vermiglia,

Che può vermiglia ancor parer per arte;

E chi sa? forse, forse.... O glorïosa,

[pg!126]

E non men fortunata Italia mia,

Di quella Italia che domava il mondo

Quando fremean le legïon romane!...

Nel sermone a Francesco Gavotti il Chiabrera feriva in vece le donne, dubitoso che per le vanità delle mode e per le pompe e i sollazzi, la loro onestà potesse restar “salda in piede„: