Contra pupillos omnia jura clamant; e alla “spupillazione„ — ciò era “la ricognizione d'un paio di guanti o d'una dozzina di stringhe di seta„ che i nuovi studenti pagavano a quelli della nazione o città ove andavano a studio, — conveniva acconsentire per amore o per forza: ai neghittosi erano rubati i ferraioli e svaligiate le camere senza misericordia. Uccellavano gl'incauti “pupillotti„ anche i bidelli, i quali avendo una ricompensa da ogni scolaro che si laureasse, conducevano al loro dottore piú discepoli che potevano. Visitare i lettori era dovere; piaceva gridar viva ad essi nelle scuole e fin per le strade. Ma piaceva anche a non pochi ridere, susurrare, sbadigliare, zuffolare, discorrere forte, stropicciare i piedi durante la lezione; onde i maestri erano costretti piú d'una volta a [pg!113] scendere di cattedra: si vendicavano pungendo con motti i disturbatori.

Per altro a quei tempi infelici non tutti i lettori erano uomini di profonda dottrina e molti si disprezzavano e mordevano a vicenda. Cosí ad uno che disse a un suo emulo: — “V'intendete di fagioli, non di leggi —„ l'avversario rispose pronto: — “Sí certo che m'intendo di fagioli, poiché non a pena vi vidi, che per tale vi conobbi.„ Ma se gli scolari studiavano meno d'adesso, non giocavano meno. I giochi del secolo decimosettimo erano molteplici e leciti e illeciti: tra questi, quello dei dadi; tra quelli, il lotto, la farinazio, il giretto e la morra. Gli scacchi e la dama dilettavano come giochi “d'ingegno„; d'“ingegno e fortuna„ lo sbaraglino, la primiera e gli altri di carte, per i quali giovavano certe norme fissate in proverbi come: “Sette e fante dalli a tutte quante„, e “ambasso fatti avanti un passo„, e “non si può far assi senza risicare„; d'“ingegno, fortuna e agilità„, la palla, il pallone e il maglio; solo d'agilità, ma piú convenienti [pg!114] “a soldati che a scolari„, la corsa ed il salto.

Se non che agli scolari del seicento piacevano altri giochi, e non badando che “si trovano molti fiaschi rotti con le vesti nove„ — il detto è d'allora — pericolavano a smarrire la “grazia dell'aspetto„ e a ingiallare: ma ai dí nostri, o signora....

— Su quanti libri avrà sudato vossignoria per apprendere tutte queste belle cose!; — e stanca rifinita allontanava da sé le pergamene maledicendole tacitamente.

Io volli compiere con la punizione la lezione: — Al signor Annibale Roero, nel 1604 non per anche laureato dottore e tuttavia occupato, com'egli scriveva, nel “viluppo delle legali materie„, parve bene rivolgere la sua esperienza e dottrina di scolaro all'università di Pavia in profitto di quelli che si disponessero allo studio del giure, e imaginando sé stesso a ricevere consigli e istruzione dal signor Saglijno Nemours, dalla signora Caterina Roero Nemours e dal conte Galeazzo Roero, per via di quattro dialoghi diede l'“idea del perfetto [pg!115] scolare„. E poiché non solo raccolse le norme seguendo le quali i giovani avvantaggiassero di piú nella scienza, ma stese ancora le regole a procedere saviamente e gentilmente, nel libro dello Scolare, tra le nobili sentenze di filosofi e di poeti e gli umili proverbi, tra gli aneddoti antichi e nuovi e i racconti di nuove burle, tra i motti ridevoli e le risposte avvedute, restano non poche notizie de' costumi ch'erano propri alla miglior società nel principiare del secolo decimosettimo. Signora, vuol leggere il libro curioso?

— Grazie: preferisco Daudet. [pg!117]

[MOLTO RUMORE PER NULLA]

[pg!119]

[I.]

Questa, a linee brevi d'umile prosa, la figurina di un giovane che a mezzo il secolo decimosettimo derivasse dalle mode francesi la virtú di piacere molto alle donne e piú a sé medesimo.