Io son sí vaga della mia bellezza,
Che d'altro amor giammai
Non curerò, né credo aver vaghezza.
Civettuola! Non s'avvede poi che con l'impeto onde magnifica il prepotente amore della Simona accerta che non le dispiacerebbe punto di essere risottomessa alla forza di quella passione di cui si vanta ribelle, né, per quanto astuta, s'invigila sempre in guisa da non tradire talvolta un desiderio o i ricordi: cosí, nella sesta giornata còlta in distrazione da Elisa regina deve pur confessare “soffiando non altrimenti che se da dormir si levasse, che un lungo pensiero molto l'ha tenuta lontana.„ Ma, del resto, quale spontanea e graziosa vivacità e franchezza nel suo carattere! Canta prima di tutte e quando racconta è impossibile dimenticarsi che lei sola può parlare in quel modo; e però lo scrittore [pg!187] lascia che per sé medesima si faccia conoscere, e si cura solo d'avvertire innanzi la sua prima novella ch'essa narra baldanzosamente e di ripetere innanzi alla decima, l'ultima — quasi ad imprimere meglio il carattere di lei ripetendo la parola la quale ne raccoglie l'intera espressione — “che prese a raccontare baldanzosamente, quasi di dire desiderosa.„
Di novellare desiderosa non si perde in preamboli. Rapida sempre, alle volte è incisiva nel suo discorrere, e ne' suoi racconti quasi sempre è un personaggio che dell'animo suo ha l'ardimento e la forza: però sembra di comprendere la compiacenza di lei quando narra l'animosa difesa di Giannotto in conspetto a Corrado, o la veemenza con cui Tebaldo in conspetto alla amata donna maledice ai preti ed ai frati, dei quali ancora non bisogna perdonare le ingiurie, o la fierezza di madonna Dianora in presenza al barone amante e la fortezza con cui ella sostiene la pena che la sua stessa baldanza le ha procurata.
Dunque bene Dioneo si rivolge a lei affinché, [pg!188] date a narrare le burle che le mogli fanno ai mariti, tolga ogni titubanza alle compagne cominciando per prima i racconti dei ridevoli casi con la libertà delle frasi ridevoli, e bene Emilia, che male “si restringe sotto qualunque giogo„, fatta regina, lascia, “come buoi al prato„, le compagne libere al tema.
[VIII.]
Filostrato “tanto viene a dire quanto uomo vinto ed abbattuto da amore„[83]. E di Troilo — il carattere del quale è forse il piú bello del Filostrato — non fu mal detto: “Natura ardentissima, non conosce né patria né religione: non ama e non vede che Griseida. Quasi ogni giorno si slancia animoso nel campo dei Greci in cerca di gloria per illustrarsi agli occhi della sua bella. È l'amore che lo rende eroe.[84]„ Troilo, non piú eroe di poema, ma ancora spirito ardente, nato per combattere e per soffrire, [pg!189] rivive di vita reale nella lieta compagnia del Decamerone.
Quando è coronato re dice alle donne: “Amorose donne, per la mia disavventura, poscia che io ben da mal conobbi, sempre per la bellezza d'alcuna di voi stato sono ad amor soggetto; né l'essere umile, né l'essere ubbidiente, né il seguirlo in ciò che per me s'è conosciuto alla seconda in tutti i suoi costumi, m'è valuto, ch'io prima per altro abbandonato, e poi non sia sempre di male in peggio andato: e cosí credo che io andrò di qui alla morte.„ E a lui piace si ragioni di coloro “li cui amori ebbero infelice fine.„ Pur mentre le novelle si svolgono fiere tutte, tranne quella di Pampinea, come il suo amore, egli cade in profondi pensieri e al terminare di esse esprime con lamentevoli parole e con rigidi atti com'egli per amore arda e soffra, e ogni ora “mille morti senta, né per tutte quelle una sola particella di diletto gli sia data.„ Cosí quando, vinto ed abbattuto dalla passione, nella canzone ch'egli canta per volere di Fiammetta regina invoca la morte, non esagerato, [pg!190] non inverosimile, ci sembra il suo dolore.
Null'altra via, niun altro conforto
Mi resta piú che morte alle mie doglie:
Dàllami dunque omai,
Pon fine, Amor, con essa alli miei guai
E 'l cor di vita sí misera spoglia......
Quale è la donna nel cui viso, allora che Filostrato resta di cantare, appare il rossore della colpa e del rimorso? Le tenebre della sopravvenuta notte nascondono quel rossore, né io so distinguer tra le sette giovani colei ch'è traditrice e crudele. Emilia, la quale potrebbe per la leggerezza sua aver somiglianza con la Griseida del Filostrato, non parmi, poiché ella asserisce che “amare merita piú tosto diletto che afflizione a lungo andare„; non Lauretta, cui non possono riferirsi le parole di Filostrato:
Fa costei lieta, morend'io, signore,
Come l'hai fatta di nuovo amadore;