Prasildo è timido come l'amico: va incontro a Tisbina onorandola, ma non sa che si fare per la vergogna, e l'assolve del giuramento per provarle ch'egli non ha mai voluto dispiacerle, piú tosto che per riconoscenza della lealtà di lei e delle generosità d'Iroldo.
In sostanza, nella novella di Fiordiligi non è il meraviglioso rilievo dei caratteri, la scultoria interezza delle figure ottenuta dal Boccaccio, come seppe egli solo, con brevità e semplicità di mezzi: essa è una gentile [pg!218] e pietosa narrazione e rappresentazione di fatti per finzione poetica diffusi ed elevati a tragica intensità: i personaggi del novelliere predominano ai casi in cui vengono per forza d'amore, per necessità di doveri, per disposizione d'animo; dove i personaggi del poeta soggiacciono alla forza dei casi loro e nella gravità di essi e nell'urto violento delle passioni smarriscono colorito e fisonomia.
In sostanza non mi pare che il Boiardo abbia imitato troppo il Boccaccio. Ma che poesia è la sua! E quanta dolcezza e freschezza per tutto l'episodio, e che ingenua espressione di passione umana, pur finamente osservata, nell'invenzione romanzesca! Iroldo in disperazione beve il veleno:
E poi che per metade ebbe sorbito
Sicuramente il succo venenoso,
A Tisbina lo porse sbigottito.
Non essendo di morte pauroso,
Ma non ardisce a lei far quell'invito,
Però, volgendo il viso lagrimoso,
Mirando a terra la coppa le porse,
E di morire allora stette in forse.
Non del tossico già, ma per dolore,
Che 'l venen terminato esser dovria.
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Ora Tisbina con frigido core,
Con man tremante la coppa prendia,
E biastemmando la fortuna e amore,
Che a fin tanto crudel la conducia,
Bevette il succo ch'ivi era rimaso,
In sino al fondo del lucente vaso.
Iroldo si coperse il capo e 'l volto,
Perché con gli occhi non volea vedere
Che 'l suo caro desío gli fosse tolto....
E che elegante mollezza di versi nelle similitudini semplici e delicate! Prasildo si strugge d'amore:
Ma quale in prato le fresche vïole
Nel tempo freddo pallide si fano
Com'il splendido ghiaccio al vivo sole.
Cotal si disfacea 'l baron soprano,
E condotto era a sí malvagia sorte
Ch'altro ristor non spera che la morte.
E quando riceve consolazione, ché né egli né Tisbina morirà di veleno:
Come dopo la pioggia le vïole
S'abbattono e la rosa e 'l bianco fiore:
Poi quando al ciel sereno appare il sole,
Apron le foglie e torna il bel colore;
Cosí Prasildo a la lieta novella
Dentro si allegra e nel viso si abbella.
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