— Il povero Aldo è malato di stomaco. Lo avvelenano all'albergo.
E allora la Cloe disse; disse, subito, la Cloe!:
— Prendiamolo a dozzina noi.
Lei! Così! La Cloe! Chi l'avrebbe immaginato?
***
E ciò che doveva avvenire, avvenne.
Non più minestre insipide, non più fritti mal fritti, non più arrosti bruciacchiati, non più dolci inaciditi; nella più perfetta tranquillità domestica e amichevole armonia Aldo Varni e Michele Bragozzi ora mangiavano a crepapancia.
Al caffè, dopo la colazione o il desinare, Aldo Varni era felice di esclamare rivolto a qualche conoscente:
— Oh che cuoca ha l'amico Bragozzi! E che brava, che buona, che intelligente signora! Che pranzo abbiamo avuto oggi!
Una cosa incredibile, mostruosa, assurda! Aldo Varni voleva essere invidiato adesso servendosi di colui che avrebbe meritato tanta compassione! Sì, compassione. Varni, egoista e vano, non comprendeva la perfidia di quella donna che si comportava [pg!161] così bene solo per il piacere che le aveva messo in cuore la disgrazia coniugale dell'amico di suo marito! Non era un'infamia? Un'infamia era! Anche, Michele Bragozzi soffriva (benchè a pancia piena) delle smentite a tutte le sue passate accuse. Bel conforto aveva avuto dal confidarsi a Aldo Varni! Varni lo smentiva di continuo con le lodi alla signora Cloe! Bel ristoro vivere in quiete a colazione a desinare! La moglie lo smentiva e umiliava di fronte all'amico, sempre, con simulazione pertinace, con una bonomia, una dolcezza che tirava gli schiaffi!