Privo di sfogo, offeso nell'amor proprio, stanco del suo maligno destino Michele Bragozzi incupiva ogni dì più. Nè s'avvedeva di nulla allorchè la moglie e l'amico cominciarono a guardarlo di sottecchi, ammiccandosi.

***

Ma... Ma trascorso qualche mese Aldo Varni parlò alla signora Bragozzi, in tenero colloquio; seriamente.

— Senti, Cloe. Ogni marito deve sospettare della moglie se si dimostra troppo gentile e affettuosa con lui. Tu cerca di esser meno buona con Michele.

— Impossibile! — esclamò, tutta amore, la Cloe. — Ora gli voglio tanto bene, a mio marito!

[pg!162] — Appunto... Pròvati, anche per amor mio, a non metterlo in sospetti che gli faccian male.

Ella dovè promettere. E usò, nella prova, di un'audacia, di una sfacciataggine...!

Attaccò l'infelice Michele incolpandolo di gelosia.

— Sei geloso di Varni: capisco! Lo so! Vergognati! ecc. ecc.

A colazione, dispetti; a desinare, sgarberie; a tutte le ore, rabbuffi, povero Michele! Egli tornava all'infelicità di prima; aveva da sodisfarsi ora della cattiveria di sua moglie.