Quand'ecco nella vecchia carcassa tedesca l'acqua cominciò a penetrare da molte bande. Mano alle pompe, agli stracci, al catrame, alla stoppa per turare i buchi. Presto! Si corre, si grida, si suda. Invano. Ha una forza, una spinta che non s'immagina, l'acqua del Danubio! E se seguitava a introdursi a fiotti, non c'era da dubitare che si andrebbe a fondo, col rischio di finire in bocca a una balena; a una balena del Danubio.
Ma allora a un soldato, un ulano «di mia conoscenza», venne una buona idea. Nell'alzar gli occhi al cielo per raccomandarsi l'anima, vide che dal cielo della stiva pendevano dei lardoni.
— I lardoni! — feci io. — Mettiamo dei [pg!172] pezzi di lardo subito, contro i buchi! Presto, chi di qua, chi di là....
E fu la salvezza.
— E i sorci — aggiunse Pannocchia —, che in Austria sono dieci volte i nostri e hanno anche più giudizio, non mangiarono il lardo per non essere mangiati dalle balene del Danubio.
Risa, clamori, contorcimenti della compagnia: questo il premio al sacrifizio di Grappanera.
— Mi fate morire!
Nè meglio giovava al martire ricorrere a storie che non contenessero proprio nulla della sua biografia ed escludessero ogni suo vanto diretto e indiretto. Quale relazione, per esempio, sarebbe stata da scorgere tra lui e il gran maresciallo Mac Mahon?
E raccontava... — (l'aveva intesa da persona degnissima di fede) — raccontava che Mac Mahon, dopo la vittoria, passò col suo seguito davanti a una masseria dove stavan prigionieri duecento tedeschi, circa. E il maresciallo ordinò al capitano di guardia di condurgli i prigionieri a Magenta.
— Ma, generale, siamo in dodici tra graduati e soldati!