Dunque pace e libertà; ozio e beatitudine!

... Quale sarà la camera dell'inferma?

22 luglio.

Ieri, mentre desinavo al rezzo, è capitato il medico condotto. Saluti; pochi complimenti. Gli ho chiesto: — È grave? — Non ha potuto negare che è uno di quei casi in cui la scienza si rimette ai decreti della natura; però ha soggiunto: — È robusta, e tirerà innanzi un pezzo. — Come a dire: — Stia pur tranquillo; stia allegro. Morirà quando [pg!183] lei non sarà più qui. — Benissimo! — Buona sera, dottore!

... La sera, quando sono andato di sopra, ho guardato all'uscio in fondo alla loggia. È sempre chiuso: deve essere là.

24 luglio.

Io sto bene. La mattina mi alzo col sole e la frescura mi ravviva il sangue per tutta la giornata. A un'ora di sole, come dicon qui, una carrozzella viene a prendermi e mi guida lungo il fiume, per una strada deliziosa, allo «Stabilimento». E faccio un bagno grato quanto un lavacro spirituale. Al ritorno, la colazione, bevendo acqua eccellente e vino idem, mi persuade meglio di un volume di Tolstoi che la felicità sta in noi. Posso abbandonarmi, io, anche a una dormitina di alcune ore.

E segue, nel pomeriggio, la lettura dei giornali. Politica, scandali, delitti, informazioni sfuggon di sotto agli occhi senza lasciar tracce nella memoria. Nè si dica che l'ozio annoia. Un filosofico benchè muto colloquio con Reno, quando non mi sonnecchia a lato; una capatina nel frutteto dove anneriscono certe prugne e s'indorano certi fichi da Paradiso Terrestre; un'occhiata ai lavori dei campi; un po' d'attesa a chi passi per la via —, e giunge l'ora di desinare. La sera, vengono a trovarmi conoscenti vecchi e nuovi, e si chiacchiera, si fuma, si beve, si gusta la bellezza del firmamento, e si [pg!184] ride. C'è uno il quale ride con tale impeto che deve udirsi anche nella camera più recondita della casa...

Lo so! lo so! La Morte, nel suo transito fatale e perenne, guarda a questa casa di buona gente.

Tutto mio, tutto mio — canta da presso la civetta.