[pg!199] Zvanòn!
Non mi sorrise; non mi salutò; mi guardò. Un istante.
Ed ebbi di nuovo quell'impressione di pena, indefinibile, per me, se non dicendo che l'anima sua si apprese, nell'istante, alla mia. Questa volta però non era stupore in lui: angoscia. Ed era Zvanòn ed era un altro.
— Cosa m'hai portato? — gli chiesi timidamente.
Non rispose. Mi chiese:
— Dov'è vostro padre?
La domestica lo condusse nello studio.
Indi a poco, da uno spiraglio, scorsi che mio padre usciva con il contadino. E giacchè Zvanòn non era più lui, io intuii una sventura.
Infatti quando mio padre tornò... — Ascoltavo palpitante dietro l'uscio quel che diceva con la mamma —... Zvanòn aveva ammazzato con un colpo della vanga dal lato del taglio, in litigio, per una cinquantina di franchi che gli doveva — perduti nel giuoco da Tito — Tito del Mulinetto!
Per una cinquantina di franchi che Tito aveva perduti al giuoco?