— No no! — fui per gridare in uno scoppio di pianto, e precipitarmi di là, dai miei, e dire: — Io lo so il vero perchè Zvanòn ha ammazzato Tito!

Ero certo. Il lampo della verità aveva illuminata la mia mente non più ingenua, come otto e [pg!200] nove mesi prima. Entrai in cucina. Dissi alla donna:

— Zvànon ha ammazzato Tito, con la vanga!

La vecchia domestica allibì. Non poteva credere. Conosceva da tanti anni quella famiglia: galantuomini: gente di fede: cristiani. Impossibile!

— Per una cinquantina di lire. Tito non gliele voleva dare... — E chiesi:

— Tito non è il fratello della Gisa?

— Ma che! — fece la donna. Soggiunse: — Povera Gisa! Avere per cognato un assassino!

La vecchia non sospettava d'altro. Ma io sapevo perchè Zvanòn aveva ammazzato Tito: Zvanòn che mio padre aveva accompagnato a costituirsi. Ne ero certo. Quelle occhiate...

***

Ed io tacqui il mio segreto. Non ero forse complice del delitto?