— Che scusare e perdonare! Vattene e buon giorno!

— Sì! Buon giorno!

Il giovinotto se ne andò chiudendo di colpo la porta.

E il signor Prospero si accasciò su la seggiola.

— È lui! — mormorava —. È lui l'innamorato di Elena!

Bella lezione, però, gli aveva data!

Tale lezione, infatti, tale innamorato che appena fu fuori Diego Tarelli temè il crollo della sua felicità in causa di quel matto zio e di quel benedetto e maledetto cane; e corse alla Congregazione dal signor Adelmo Marzioli a chiedergli la mano della figlia.

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V.

Confermandosi nell'ipotesi per cui si era arrabbiato, il signor Prospero ebbe un rigurgito di amarezza in gola; poi si sentì pieno di male il cuore. E si sfogò a inveire, entro di sè, contro la nipote. Stupida! Infatuarsi d'un Tarelli! Credere avesse buone intenzioni e si proponesse davvero di sposar lei! Non dubitare che egli amoreggiasse per divertimento! Stupida! — Poi inveì di nuovo contro quel gaglioffo che lusingava, per divertimento, una ragazza onesta, la nipote di Prospero Marzioli! canaglia! briccone!