«Ho da raccontarti una storia da ridere...».
Isidoro e Paolone l'ultima notte di carnevale si eran presa una sbornia solenne. Rincasando sopra la neve, l'uno aveva piegato a destra, l'altro a sinistra con la pretensione d'indirizzarsi l'un l'altro per la via buona. E Isidoro era precipitato nella pozza piena d'acqua gelata, presso la chiesa.
Ma Paolone, che non stava diritto e non aveva forza di trarlo fuori, chiamava aiuto invano. Nessuno gli credeva; gli davan dell'ubbriaco; dubitavano d'una burla.
E la lettera finiva:
[pg!209] «Isidoro s'è ammalato, e forse morirà. Non ci mancava che questo per farmi piangere!».
***
Quell'anno gli esami di licenza liceale ritardarono il mio ritorno in campagna. Il giorno che finalmente vi giunsi non trovai Adriana in casa. — Sarà nella Landa a cucire — mi disse la madre.
Era là, infatti, all'ombra delle querce e dei pioppi, ove il rio più affondava tra le sponde folte di acacie e di vinchi. Ma non riuscii a sorprenderla con un grido: — Adriana!
Mi prevenne, incontro. Era pallida.
— Gli esami? — chiese.