Oh! Protestarono. — Il povero commendatore non aveva di questi pregiudizi!
— Ma — obiettò il genero di mezzo per accomodar la topica dell'altro —: il povero commendatore forse dubitò di spiacere alla signora. — Già: come a dire che la superstiziosa era lei! Altre proteste. Il segretario sgattaiolò a prender aria.
— Mi viene il dubbio — intervenne a questo punto l'assessore anziano — che se non è presso il notaio Tibaldi, il testamento sia nel gabinetto del sindaco.
— Questo sì! — Ipotesi verosimile.
[pg!238] E subito si deliberò di mandare una commissione in municipio.
— Segretario! segretario!
Agosti rientrò con faccia dolente. Egli e il figlio Ceredoli, un genero e due degli assessori se ne andarono alla ricerca in municipio.
Tra i rimasti c'era l'assessore dell'Igiene, che sino allora non aveva aperto bocca. Qualche cosa bisognava pur dire! Disse avanzando una nuova ipotesi:
— E non hanno interrogato il canonico Bonerba? Era così amico del povero commendatore! Forse lui ne conosce le intenzioni.
— Perbacco! — fecero i due generi ch'eran rimasti lì seduti.