(— Ah il nostro sindaco! — esclamavano i cittadini di San Giorgio al Piano, alzando gli occhi alle finestre di lui —. La sua casa è come se fosse tutta di vetro puro —).
... ritratti i quali, sebbene non avessero vesti a determinarne l'epoca, si vedeva che erano modernissimi.
Eh? cosa?
Appunto: nella cassapanca del seicento, ai piedi del letto nuziale, dentro il cofano che aveva forse accolti i mistici o verginei segreti di qualche avola, il povero comm. Cerédoli ci teneva delle fotografie — concludendo con le due paroline dal dottore Tibaldi mormorate all'orecchio del santo uomo —... fotografie oscene.
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[CHE COSA E' IL MONDO?]
È enorme il mistero dell'Infinito, ma è enorme anche il naso del signor Petronio. Dicono che in origine non era così, che lo trasformò una malattia; e certo chi lo veda, quel naso, la prima volta, pensa subito a una di quelle conflagrazioni di sostanze misteriose e recondite, a una di quelle eruzioni vulcaniche o a uno di quei terremoti per cui una bella montagna andò sottosopra e rimase tutt'un disordine di lavine e rocce, anfratti e magagne, precipizi e rupi; non senza le tracce che in tali rovesci lascian gli uragani e vi rinnovan le tempeste. (Fuori di similitudine, l'uragano o la tempesta potrebbe essere il vin buono!).
Ma errerebbe chi non avendo mai visto il signor Petronio lo immaginasse, dalla descrizione del suo naso, un brutto vecchio. Tutt'altro! è simpatico. La persona alta e ben proporzionata serba ancora, oltre ai settant'anni, vigoria e salute; la perfetta canizie dei capelli, delle ciglia e dei baffi mitiga il rosso della carnagione e la vastità delle orecchie; e soprattutto piacciono la pacatezza del suo parlare, indizio di animo onesto e il sorriso dei suoi piccoli [pg!246] occhi, indizio di sicura fede. Qual fede? In sè stesso: la fede più consolante e più invidiabile. Mentre sul mercato il signor Petronio passa per sensale in granaglie, nella vita intima e tra gli amici discorre da filosofo che sa di non errare, sapiente. E sì che egli non sa nè leggere nè scrivere! Pare un miracolo; eppure durante mezzo secolo ha potuto commerciare in granoturco, riso e fagiuoli, restando galantuomo, sebbene analfabeta, e avanzandosi dei soldi. Quanto alla filosofia, il suo difetto d'istruzione o non è difetto o è lacuna che si ripara con altro mezzo. Perchè si noti anche questo: chi legge ubbidisce più o meno a chi ha scritto; chi va a scuola ubbidisce al professore. E credete voi che tutti quelli che tengon la penna in mano abbiano giudizio? Eh!, buon senso ci vuole! Il buon senso è il rimedio del signor Petronio, è la forza della filosofia; e se qualche filosofo non lo crede, poco importa: lo crede lui, e basta; appunto perchè lui non sa nè leggere nè scrivere e la pensa a modo suo.
Naturalmente a chi scorge chiara, chiarissima ogni cosa nel mondo e ogni faccenda dell'universo, talvolta rincresce gli manchi il più acconcio mezzo di persuader gli altri, che san leggere: il signor Petronio ha chi lo ascolta e l'approva ma, purtroppo, solo al caffè, non in Parlamento, non in Senato, non al Ministero, non alle corti di Europa, non agli imperi d'Oriente e alle repubbliche [pg!247] d'America, non a casa del diavolo laggiù, al Transvaal o in China.
E ripete con desolata invidia: