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Ma la notizia data in tal forma dispiacque, dagli Urali al Tago, dal Capo Nord a Candia. Che intendeva significare il Direttorio con la frase che «i rei eran da considerarsi come messi fuori della Costituzione»? Fuori a parole o di fatto? Privati dei diritti civili e repubblicani, soltanto? O mandati in case di salute? o piuttosto e meglio in una vecchia carcere, in un antico ergastolo?
Guai ai governi i quali non hanno idee chiare e edificanti!
Se non che i cittadini di Lublino a vedere il giorno dopo, nella piazza della Clinica, la ghigliottina «perfezionata e multipla», compresero come il Fraternale Governo aveva, al contrario, idee molto chiare e molto edificanti, e non dubitarono più per la sorte della Re-So-Eu.
Pochi protestarono che con la pena di morte si violava la costituzione sociale; pochi mormoravano: infamia! I più avevan voglia di veder in azione la ghigliottina «perfezionata e multipla».
E una gran folla si accalcò intorno al patibolo. Nel cielo, sopra, i velivoli volteggiavano adagio [pg!265] adagio per goder con libero respiro lo spettacolo da troppo tempo non dato.
La funzione, del resto, non durò che pochi minuti.
Così: i rei, in fila, ascesero il palco infame e con a lato i cinque incaricati di deporne i corpi tronchi nelle casse radioattive, si disposero ciascuno alla sua lunetta: dinanzi a loro, altri cinque assistenti aspettavano l'attimo per mostrare le teste al popolo, deporle subito nelle altre singole casse e distribuirle nei gabinetti del laboratorio.
Al segno del fratello boia i giustiziandi s'inginocchiarono. Essi gridarono: «Viva la monarchia fem...!».
E, rotta a mezzo nelle cinque bocche l'ultima parola, le esecuzioni furono fatte, cinque in una volta, senza scuotere l'animato, alto silenzio dell'attesa. Impossibile far meglio e più presto! Quel che segui, s'immagina, poichè tutto procedette secondo le prescrizioni del dottor Pantìfilo.