Ebbe la tentazione di leggere tutto: ma si trattenne, vinto da un senso di profanazione e disgusto, dall'amarezza che gli salì alla gola e quasi dal dubbio che il suo tradimento fosse più riprovevole dello stesso inganno in cui gli pareva d'esser caduto.
Ricompose il biglietto; tornò a legarlo; poi comandò iroso: — Su! Via! —; e accennava al cane la strada della missione incompiuta.
E Top, contentissimo, scappò a compierla.
II.
Innamorata — Elena! Di chi? Non gl'importava saperlo; particolare secondario nel fatto enorme. Questo: che la bambina di ieri, la fanciulletta [pg!13] in cui egli aveva raccolta tutta la sua affezione e una gioia superiore forse a quella di padre, Elena già palpitava per un bene segreto, celato a lui, lo zio, come a qualsiasi altro che potesse contaminarlo! Peggio che un inganno, quella condotta non dimostrava oltraggiosa diffidenza? ingratitudine? E perchè non avvertire il fratello o la cognata? Non ne aveva l'obbligo, Prospero Marzioli?
Egli rincasò fermando questo proposito nella mente confusa. Ma non entrò per la porta grande: entrò per la porta del camerone che da secoli era usato, dai Marzioli — razza di cacciatori — a uccelliera, museo di vecchie armi, magazzino e officina d'ogni arnese da caccia. E con un calcio spedì la civetta a soffiare in disparte, e avanzando ad aprir la finestra rovesciò la panca con su le pentole del vischio e le ciotole dei chiodi. Quella mattina si sbagliò fin nel distribuire il pasto ai richiami: mise vermi e cuor trito nel beccatoio dei fringuelli; i merli ebbero miglio e canepa. Anche, un beveratoio gli sfuggì di mano e andò in pezzi. E ruppe del tutto, e quindi gettò sotto la tavola, la gabbia di vimini da accomodare. E passato nella camera da pranzo appena fu certo di non essere visto, salì nella sua camera; e adocchiò dalla finestra scostando un po' la tenda.
Elena se ne stava là, nel cortile, all'ombra. Cuciva. — Innamorata!
[pg!14] Ebbene: c'era da meravigliarsene tanto? Diciott'anni; ormai diciannove; e una bella ragazza. Molto bella! Due occhi di una dolcezza ineffabile; un sorriso di anima pura; i capelli biondi...
«Ah quando tu, zio, le dicevi: — perchè ti pettini così? — e lei diceva: — perchè è di moda —, e tu ribattevi: — non mi piaci —, tu mentivi: avresti voluto che nessuno la vedesse pettinata alla moda, i biondi capelli spartiti su la fronte bianca e serena. E quando, vestita di nuovo, la mortificavi: — questa tinta non ti si confà; stai male —, tu ingelosivi dell'ammirazione che susciterebbe. E quando la sorprendevi nell'atto di specchiarsi e l'accusavi di vanità, e lei, timida, arrossiva quasi colta in fallo, tu dubitavi fin d'allora che verrebbe il giorno in cui, specchiandosi, essa non penserebbe solo a sè, penserebbe a chi non sarebbe certo suo zio».
Dalla voce che gli parlava dentro in tal modo il signor Prospero derivò argomento a darsi, per minor rimprovero, dell'imbecille.