Sotto il portico, a un lato della chiesa francescana, era la cella del Santo e della Pietà.
La Madonna, assisa su di un masso, reggeva il capo al divin figliuolo e piangeva: giaceva, morto, il Signore; livido e sanguinante. E, separato, di contro, San Francesco con la faccia benigna volta a coloro che sopravvenivano, tendeva la destra accennando al sacrificio e con un mesto sorriso significava ai visitatori giudiziosi:
— Guardate e pregate, fratelli!
I visitatori guardavano e talvolta pregavano. E poichè le statue erano colorate al vivo, alte come [pg!94] persone vere e umane nel sacro aspetto, e l'ombra inclusa nel portico e l'interna penombra della stanza accrescevano il senso del dramma arcano, qualche cuore rimaneva preso e compunto. Alle preghiere seguivano le offerte.
Raccogliendo queste a intervalli, fra' Pasquale, portinaio e sagrestano, lasciava tuttavia alcuni soldi in terra a esempio e invito ad altra elemosina; e così la carità del Signor morto e di San Francesco rendeva abbastanza bene.
Or avvenne che lo scemo si destò un giorno dal solito riposo mentre due monellacci osservavano dentro la cella, e dicevano tra loro:
— A un'asta impegolata in cima, i soldi s'attaccherebbero.
— E i frati? E fra' Pasquale?
— Hai ragione. Meglio starne alla larga, da quell'accidente!
Temevano il bastone dei frati, non il sacrilegio, i gaglioffi! E se n'andarono. Lo scemo, però, aveva capito. Canaglie, che idea! Rubare a San Francesco! i soldini di San Francesco! — E stette là, immoto, come immersa l'anima in un pensiero profondo. Pensava con faticosa connessione d'idee: