Talvolta gli davan da leggere una lettera, gli mostravano una cartolina. Non perciò egli s'allietava del tutto. Troppo l'infastidivano le lamentele della madre e l'impenetrabile aspetto del padre. L'Assunta, che donna! Non intendeva che la guerra era la guerra.

E Stefano taceva. Che uomo! Due parole in un'ora; e da ignorante. Pareva avesse il figlio in un'impresa tenebrosa e le tenebre fossero entrate nel petto a lui, dove gli altri ci hanno il cuore, o nella testa, dove gli altri ci hanno il cervello.

— No! — pensava Leonardo. — Un padre non dovrebbe essere di ghiaccio o di macigno. No! Una madre non dovrebbe essere di ricotta. Che gente!

E si proponeva di non ricomparir all'Olmello prima che fossero passate due o tre settimane e le galline avessero fatto assai ova. Vi tornava invece dopo due o tre giorni. Ma se ne pentiva sempre; ripartiva sempre con quell'uggia, quell'amarezza [pg!106] di un bene deluso, quel disgusto di non essere compreso e di non poter ridurre pari al suo l'animo del padre rude e della madre dolente.

***

Un brutto giorno, un giorno che la nebbia bagnava i panni addosso e stillava dai rami, e i passeri, negli alberi, rabbrividavano sotto le penne arruffate, Leonardo entrò nel campo da fuori della carraia. Co' suoi passettini rapidi e il suo bastone, discese lungo il ciglio erboso alla volta di Stefano che stava affondando il fosso. A vederlo, il contadino attese, il piede sul vangile e le mani a sommo della vanga. Perchè il vecchio non era andato in casa, prima, dalla donna? Ma il contadino non mosse voce. Guardava senza anima manifesta, e aspettava. E il vecchio col freddo nell'anima sorrise appena appena e disse:

— In paese si discorre d'una gran battaglia.

Stefano aspettava immobile.

— Si parla di molti feriti; di molti morti. Ma speriamo...

Poi Leonardo tacque.