E passò quasi un mese; e Celso gli scrisse lui, a Leonardo, che ormai guarito del tutto veniva in licenza.
***
Il giorno che gli aveva scritto di tornare il vecchio andò alla stazione per tempo, al mattino; e sì che il diretto che credeva porterebbe il reduce [pg!109] arrivava a un'ora del pomeriggio! Essendo freddo, camminava su e giù per il marciapiedi, fin che la mano gli si gelava sul bastone e l'aria gli aveva tagliato abbastanza le orecchie.
Entrava allora nella sala d'aspetto a scaldarsi alla stufa. Ma non potendo resistere al tanfo di chiuso, usciva di nuovo.
Passò un treno merci. S'arrestò, più tardi, un treno omnibus. E, dopo, una tradotta. Da questa Leonardo vide scendere un soldato; poi non vide più nulla perchè aveva visto che era lui. Nella sua mente confusa, nel suo animo sbalordito fu come l'imminenza d'un destino che si compieva...
E a sentirsi dire: — Voi qui, Leonardo? —, a sentirsi abbracciare, a sentirsi chiedere: — E i miei? —, tornò in sè ma non per rispondere: per ridere, ridere di contentezza. Pareva ebbro.
Intanto alcuni conoscenti attorniavano il giovine, e mentre questi scambiava qualche parola il vecchio si fe' largo, lo tirò per una manica; e sollecitava:
— Andiamo, Celso! A casa! Via!
Nè volle attraversare il paese.
— Tua madre ha pianto tanto...; tuo padre... Bisogna andar subito a casa! A casa! Via! Presto!