Il padre godeva a udirli cinguettare così. Ma quando Lucilio, il più grande, fu stanco di rispondere ciò che non sapeva e ciò che sapeva, tornò a insistere col padre che gli dicesse per chi parteggiava, per chi scommetterebbe.
— Io sto per i «rossi» — preveniva Valentino. — Me l'ha detto la mamma che vincerà Libanio.
— Libanio, è prasino, non rossato! — esclamò con sufficienza Lucilio. E soggiunse:
— Io credo che vinceranno gli azzurri. E tu, padre? Scommetti per loro! Se sapessi che cavalli hanno! Venuti d'Asia!
— No — ribatteva Valentino —, scommetti per il rosso, che è il colore più bello!
[pg!131] E il padre, il quale era della fazione albata e aveva seco tante monete d'oro da giocare per i poledri di Cappadocia, fingeva una grande perplessità nella scelta. Dopo un lungo silenzio disse interrogando sè stesso:
— Per vincere starò dunque con Valentino o con Lucilio?
— Con me! — Con me! — pregavano ambedue i fanciulli, a gara.
— Vincerà quello che mi vuol più bene!
— Io!