[pg!146] «Mentre che siete stato lontano (essa gli scriveva), per non perdere l'anima insieme col corpo, ho pregato Iddio che rompa il fisso pensiero che di voi avea... e fui esaudita».
Non le credette. E lei:
«Io conosco il vostro amore verso me, fuori di ogni mio merito, ardentissimo, e confesso di aver ricevuto da voi quantità di cortesie, che quando anche spendessi mille volte la vita per voi, non pagherei la minor di quelle. Ma perchè io mi sono deliberata di voler rimettere tutte queste vanità corporali, rivolgere l'animo a Dio e riconoscerlo per mio Signore vivendo vita cristiana, vi prego che non vogliate romper questo mio proponimento col molestarmi ogni ora colle vostre lettere...».
No no... non le credeva; Alvise sospettava il tradimento.
Infatti non pentimento, non rimorsi l'avevano mutata così, ma la colpa di lui che era stato lontano quattro mesi e non le aveva scritto neppure una lettera. E non s'era mutata così come diceva: aveva davvero un amante. Un giorno Alvise vide che nell'altana, ove si biondeggiava i capelli al sole, accoglieva Fortunio. Fortunio, quello delle lettere anonime! Fortunio il delatore!
Essa negò. Ma Fortunio, per vanagloria e paura a un tempo, disse al Pasqualigo: — È vero —. Lei stessa, madonna Vittoria, l'aveva tratto a sè.
[pg!147] E Madonna Vittoria dovè confessare. E confessò senza vergogna, con audacia, con impudenza:
«Voi sapete che vi partiste contra mia voglia e ch'io rimasi tra tanto duolo che come morta me ne giacevo nel letto; onde alla fine, disperata, veggendo che non vi curavate nè anche di consolarmi con una semplice carta, caddi in tanta gelosia, ch'ebbi ad impazzire, e mi risolsi vedendo il mio male senza rimedio, di oprar ogni sorta di malia per liberarmi di tante angoscie.
«Attesi l'occasione, la quale non sì tosto mi venne che l'abbracciai nel modo che avete inteso da quel crudele, che più tosto dovea patir morte che confessarvi le cose passate tra lui e me... Ma pazienza! La mia fortuna ha voluto ch'io spenga affatto l'amor vostro e sì m'accenda di lui che non abbia mai requie...».
Pazienza? Ed essa perdonava a quel perfido: l'amava e nell'amore nuovo, e nell'abiezione, non avrebbe avuto più un pensiero, una parola, uno sguardo per Alvise!