In quel tempo era tornato a Forlí un giovane di nome Guido Morlaffi, il quale allo studio in Bologna piú tosto che a discutere il giure aveva appreso a donneare e a burlare i mariti gelosi.

Di persona bella e gagliarda e di cervello balzano e sagace, in tali arti era divenuto maestro [pg!113] con poca fatica; e con meno fatica raccontando ai compagni le sue gaie vicende, che i compagni narravano di qua e di là, agli occhi delle donne di Forlí diveniva piú celebre che s'avesse avuta in testa tutta la glossa d'Irnerio.

Ora, madonna Lisa degli Albizeni voleva esser delle prime a esaminare come messer Guido si fosse addotrinato in Bologna; né il suo era desiderio difficile da esaudire. Già egli la vagheggiava; ed ella incontrandolo per via lo guardava come persona a cui si è pensato piú volte: alla finestra l'attendeva mostrando d'attenderlo e gli sorrideva con gli occhi. Poi al sorriso degli occhi accompagnò il sorriso delle labbra; poi rispose con segni: ella vedeva, ella capiva; e sospirava.

Guido Morlaffi cominciò dunque a scriverle delle lettere tutte miele e tutte fiori, quali s'imparavano solo a Bologna; e le gettava per la finestra; senza fallare. A cui, per bocca d'una servicina, la quale aveva istruita meglio a queste che alle altre faccende, madonna Lisa rispose che essa non aveva pace, tanto ardeva di lui, ma che il marito le stava sempre tra i piedi: ciò perché le [pg!114] donne perbene debbono far parere gelosi e feroci i mariti anche quando sono com'era messer Tonio.

— Appena potrà, mi manderà a chiamarvi — assicurava la servicina. E un giorno venne a dire a messer Guido: — Messer Tonio ha paura degli spiriti, e voi?

— Dove sono? — domandò il Morlaffi.

Rispose l'altra: — In una stanza dove il sere non entra mai e dove madonna vi farà entrare questa notte a pena che il sere dormirà.

Messer Guido sospettò un inganno e chiese:

— Oh!, e madonna non ha paura lei?

— Non l'avrà con voi.