Venne, come a Dio piacque, la mattina del giorno temuto da madonna Valeria, sospirato da Anselmo Canetoli e maledetto da Anastasio Bonesi; e questi, detto addio alla moglie, con tutte le sue robe se n'andò in un luogo poco lontano ad aspettarvi l'ora di tornare travestito a casa.

Valeria socchiuse il portone dell'orto per tempo. Ma il diavolo, che spesso si diletta di trascinare con disagio ai suoi fini, mandò proprio quella sera due mercanti romagnoli in cerca di Anastasio Bonesi; e la donna, conforme il solito, dovette ospitarli in casa sua. Preparata loro la cena, ella uscí, e scorta l'ombra che supponeva l'amante, gli si accostò risoluta dicendo piano: — Messere!

[pg!137] Egli tese le braccia. Ed ella: — Siete guarito?

Anastasio rispose come meglio seppe, ma non cosí piano e non con tale simulazione e sicurezza che con súbito orrore la donna non scoprisse in lui il marito. Nondimeno, riponendo la sua salute nella sua sagacia, essa rifletté un istante e riuscí a contrapporre un inganno all'inganno: pregò l'altro di pazientare che certi suoi ospiti romagnoli andassero a letto, sicché senza sospetto lor due potessero restare insieme. E l'introdusse nel magazzino, che chiuse a chiave; indi corse nell'orto; aprí il portone, dietro il quale Anselmo Canetoli già imprecava alla lealtà delle donne, e facendogli segno di tacere e di seguirla, lo condusse in una stanza vicina, dove l'affrettò a liberarla dell'obbligo suo.

Ma come chi riarso di sete in un dí canicolare brama un bicchiere di acqua attinta appena dal pozzo, e se può averla, l'inghiotte avidamente e ne domanda dell'altra, Anselmo Canetoli avrebbe voluto bere ancora ancora alla coppa della voluttà; e madonna Valeria, ch'era piena d'ira perché Anastasio aveva dubitato di lei e aveva [pg!138] tentato di superarla in astuzia, e, d'altra parte, sentiva di qual gioia aveva confortato il suo amante, pensava: — Quanto bene mi vuole! Mio marito che ha tal fede in me, si meriterebbe che non lo lasciassi andare. — Cattivo pensiero, che ella respinse con molta fatica. Poi disse: — Messere Anselmo, mantenete la vostra parola: andate, e non pensate piú a me.

Anselmo sospirò, la baciò e, vincendosi, le ripeté ch'ella non l'avrebbe mai piú riveduto ma che egli l'avrebbe ricordata in ogni luogo e per sempre. E partí.

A Valeria restava da pacificare il marito, e non solo per salvezza di sé, ma anche per conforto di lui; né fu certo il desiderio di vendicarsi che le consigliò uno strattagemma crudele. Non trovò miglior strattagemma; e tutt'angosciosa corse dove erano i mercanti e disse loro: — Messeri, ajutatemi! Un giovane, che mi sta attorno da un pezzo, ora è qui in casa con mala intenzione. Voi gli insegnerete a non disturbare le donne degli altri.

I due balzarono in piedi ed essa li accompagnò [pg!139] al magazzino dove entrati, quelli gridarono: — Ah cane! Ah vigliacco! Ti daremo noi l'andare attorno alle donne degli altri! — e, secondo il costume dei romagnoli, non avevano finito di minacciare che già tempestavano Anastasio di pugni e di calci. Per farsi riconoscere, il misero gridava bestemmiava pregava, e fu riconosciuto dopo che era ben pesto; ma i mercanti non lo riconobbero con meraviglia minore del vederlo fra le braccia di madonna Valeria demandando perdono e chiamando sua moglie la piú virtuosa e piú saggia donna del mondo.

Madonna Valeria si fingeva stordita e chiedeva: — Come siete voi qui? E quello a cui doveva capitare ciò che purtroppo è capitato a voi?

— Sta sicura — rispose allora Anastasio: — ho chiuso io il portone dell'orto!