Bel tema, è vero?, sarebbe stato per una satira il caso d'un patito che con zelante servitú e con dabbenaggine inconscia riparasse l'amore ignoto della sua dama!; e La Fratta aveva in odio le satire. O, dunque, la marchesa amava qualcuno di quelli che le farfaleggiavano intorno, il quale, come minore di lui, ella non potesse assumere a servirla senza scapito agli occhi del mondo; o amava chi attendeva, incurante o ignaro di lei, ad altra dama della quale ella fosse gelosa; e come anche non pregata essa l'avrebbe lasciato [pg!198] nel dubbio, ed egli non voleva restarci, egli interrogava il mistero, scrutava, investigava. Ma invano: tal donna era l'Arnisio che davanti a niuna persona e in niuna circostanza perdeva il predominio di sé medesima; né mai, appuntando i suoi sospetti su questo o su quello che a lei fosse dintorno, il conte riusciva a sorprenderle in volto ombra alcuna di rossore o di pallore, di smarrimento o di vergogna. Il mistero per La Fratta permaneva fitto, fosco, quasi spaventevole, e il suo caso diveniva pietoso e tendeva a diventare ridicolo.

Ond'eccolo a richiedere di consiglio l'abate Fantelli: un abate di umore giocondo e di mente arguta, e caro a tutte le dame di cui conosceva le corde piú sensibili al tocco delle sue allusioni e de' suoi frizzi, né men caro agli amici, cui giovava d'esperienza e di senno.

L'abate consigliò: — Tastale il polso.

E La Fratta non comprendendo, quegli aggiunse: — Né i palpiti del cuore né i battiti del polso si possono frenare. Allorché ricorderai alla marchesa il tuo rivale sconosciuto, il suo cuore [pg!199] batterà piú forte e non potrai sentirlo, ma il suo polso batterà piú in fretta e tu potrai sentirlo.

Al conte questa parve un'invenzione mirabile; e l'abate continuò: — Non si falla. Però ricordati che io confido la ricetta alla tua segretezza.

— Son cavaliere — rispose La Fratta. E corse dalla marchesa Arnisio.

Essa, all'entrare del conte, era abbandonata su 'l canapè con la testa reclinata mollemente e la mano sinistra su gli occhi: ai passi lievi dell'amico non si mosse, e al saluto di lui e al bacio di lui su la sua destra rispose con un sorriso ambiguo, meno soave che doloroso.

— L'emicrania, eh? — domandò La Fratta.

— Sí — rispose ella in tono flebile; e La Fratta sospirò triste pur godendo d'un'emicrania almeno quel giorno opportuna a' suoi fini.

— Chi l'avrebbe detto ierisera? — proseguí egli, non per rammentare il tempo felice nella miseria ma per avviarsi súbito alla meta. Nondimeno ebbe prudenza e chiese ancora: