— Desiderate un po' di melissa?
— Sí — ripeté la marchesa, perché di prammatica [pg!200] quel giorno era il sí: trasse un breve sorso dalla boccettina che l'amico le accostò alle labbra, e respinse tosto la mano dell'amico.
Ma — Che sguardo febbrile! — disse questi prima ch'ella riabbassasse le pálpebre; e sedutosi a lato di lei e recatosi il cedevole braccio di lei su le ginocchia, con le due prime dita ne cercò il polso attentamente.
Toc... toc... toc...: nelle arterie, che rigavano d'una trama azzurrina la bella carne bianca, il sangue perveniva dal cuore pulsando all'avambraccio in misura placida ed uguale.
— Chi l'avrebbe detto ierisera? (il conte riprendeva il cammino). Corgnani giurava di perdere a tarocchi perché lo costringevate a guardarvi, tanto eravate leggiadra; Travasa sostenne d'avervi ravvisata a Versailles in una procace figurina di Boucher o di Fragonard; Terenzi proclamò che niuna dama di Parigi saprebbe ballar meglio di voi il paspié. E ristando, per prudenza: — No — disse — non avete febbre —. Pure, come piú d'una volta aveva profittato dell'emicrania per tenere a lungo nelle sue una mano della dama, [pg!201] ritenne invece il polso, e riandando le vicende della sera innanzi, trascorsa con lei alla conversazione di una dama illustre, e riferendone vanità e pettegolezzi, con abile arte poté nominare coloro di cui aveva maggior sospetto. Ma il polso palpitava sempre uguale e placido.
«Se non è questo, se non è quello, chi sarà?» domandava intanto La Fratta a sé stesso. «Quello non può essere; proviamo quest'altro.»
E proseguí nell'esame e nella tentazione a quel polso ritmico e muto sinché ebbe camminata invano la via che si era proposta. Oramai retrocedeva; s'ingarbugliava in nuove ipotesi; s'imbrogliava in nuovi dubbi; infine s'appigliò a chi gli capitò dinanzi al pensiero:
— Il duchino, eh?, il duchino sdilinquisce per l'Arboldi: sdilinquiscono tutt'e due, il duchino e vostro marito.
Oh Dio! gli era parso che il polso affrettasse: gli era parso; ma non era possibile che il sangue di una dama come la marchesa Arnisio si commovesse al ricordo di un vagheggino quasi adolescente. Per altro la marchesa era sí strana....
[pg!202] — Io credo — riprese egli — che l'Arboldi non preferirà quel bamboccio a un cavaliere qual è vostro marito. — Non c'era piú dubbio! La marchesa amava il duca, amava — strana donna! — il frutto acerbo; e il polso che aveva confessato era lí pronto a ripetere la confessione. Per prima vendetta il conte voleva discorrere e burlarsi del duchino affinché, magari, la capricciosa dama arrabbiasse o, magari, piangesse, svenisse. Ma il sangue nell'arteria rifluí placido ed uguale, e solo allora trasecolando La Fratta ebbe un'idea, un lampo, quasi un fulmine: — il marito?!....