(442) Questa rubrica nel C. L. dice: Lo re domanda come vivono le genti ch'età muoiono tosto e quanta diede. Mancando il senso, nè potendo giovarci, a correggerlo, del C. R. 1. nè del C. F. R., abbiamo posto il titolo quale trovasi nel C. R. 1.(443) Per malattie, come trovasi negli antichi. Il franc. malice non ha questo significato; trovasi però maligeux, agg., di debole salute, e maleza prov. per malattia.(444) e luogo C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.(445) Da foris facere fecesi forfaire, e in ital. forfare. Alcuni credono che il prefisso for delle lingue romane, sebbene abbia relazione col lat. foris, sia stato ant. usato sotto l'influenza del prefisso germanico fair, far, for.(446) fosse C. L. — Abb. agg. si dal C. R. 2., necessario in questo luogo, per il senso che ha sofferire di astenersi, conforme a' due es. citati dalla Crusca. Lo stesso significato ha pure in ant. fr. il vb. sofferir, e in prov. sufferre, sufrir. Cf. Roquefort, Gloss.; Raynouard, Lex.(447) Sebbene tanto il C. L. che il C. R. 2. abbiano sarebe, noi abbiamo corr. arebe, e perchè altrimenti non avremmo saputo qual senso potesse avere il periodo, e perchè il C. F. R. ha: auroit.(448) essere C. R. 2. — passer C. F. R.

Cap. XXX.

Lo re domanda: come potrebbe l'uomo sapere che Idio facesse l'uomo alla sua similitudine? Sidrac risponde:

Noi troviamo nel libro del buon servo di Dio, ciò fu Noè, che quando l'umanità di Dio fece Adam, ch'egli disse: noi faremo uno uomo alla nostra simiglianza; e la parola fu alla divinità, al suo spirito(449). E per quella parola sapiamo noi bene che Idio fece l'uomo alla sua simiglianza; che egli è tre per uno Dio; ch'egli potrebe bene avere detto: faremo uno uomo; e questo sarebe inteso che Idio avesse facto uno uomo in altrui simiglianza che nella sua. E se avesse detto: io farò uno uomo, sarebe inteso ch'egli non sarebe istato padre e filio e spirito sancto; che lo figliuolo e lo sancto spirito venisse in terra, e(450) quello medesimo uomo dilibera(451) dal podere del diavolo, Adamo e li suoi amici. Si disse egli anche: noi faremo uno uomo, però ch'egli volle che noi fossimo degni d'avere parte del suo regno, chi(452) servire lo vuole. Ancora ci diede pura iscienzia di sapere, che noi siamo la più degna criatura del mondo.

(449) e allo spirito santo C. R. 2.(450) por C. F. R.(451) diliberare C. R. 2. — delivrer C. F. R.(452) a qui C. F. R.

Cap. XXXI.

Lo re domanda: quando(453) noi siamo fatti alla simiglianza di Dio, perchè non possiamo noi fare altressì com'egli? Sidrac risponde:

Veramente Idio ci à facto alla sua simiglianza. Perciò ch'egli ci à facto alla sua simiglianza, egli à dato podere sopra tutte l'altre criature ch'egli fece, che tutte ci fanno reverenza, e sono al nostro comandamento. E per quella medesima simiglianza, conosciamo noi le cose che sono state e sono e saranno; e conosciamo il nostro bene e il nostro male; e sapiamo guadagnare e vivere e lavorare; e sapiamo tutto l'altre criature pigliare al nostro servigio, travagliare e aoperare. L'altre creature che Idio fece, che non sono alla sua simiglianza, non ànno già podere di questo fare che noi facciamo. Noi non dobiamo comandare, nè dire che noi fossimo altressì savi nè altressì forti come Idio: ciò non possiamo noi essere, ch'egli è possente di tutto, e noi siamo servi, e egli è signore di tutto lo mondo. Egli è più degno che 'l cielo; e tutte l'altre cose che sono e saranno di lui muovono. Egli non ebe unque cominciamento, nè fine non avrà. Però ch'egli volle enpiere la sedia degli angioli che caddono per lo loro argoglio, ci à elli(454) fatti alla sua simiglianza; che di noi che siamo alla sua simiglianza dee le sedie rienpiere; che altra criatura e altra simiglianza che la sua, non sarebe degna d'entrare nella sua conpagnia. Ma noi v'enterremo, cioè quelli che degni saranno, e gli suoi comandamenti faranno.

(453) Per poichè; ma non trovo che in questo significato siasi adoperato il quant, quand dei Francesi.(454) e àgli C. L. — Abb. corr. col C. R. 2.

Cap. XXXII.