(683) reproche C. F. R. e T. F. P.
Cap. XCVI.
Lo re domanda: come si dee l'uomo contenere con tutta gente? Sidrac risponde:
Quando l'uomo è tra genti, egli si dee contenere saviamente e cortesemente, con bella cera e con bella contenenza; e parlare a misura(684) e a ragione, quando tenpo è, e ascoltare la ragione dell'altra gente, conciosia cosa ch'(685) egli non vi sia diletto, che ciò è grande senno e cortesia, d'ascoltare quelli che parla. E anche si dee l'uomo contenere sanza niuno orgoglio, conciosia cosa ch'(686) egli sia gran signore, che tanto come egli è più possente, dee essere più cortese e più umile. E in questo modo sarà egli tenuto cortese e gentile e di buona aria(687). Quando egli à sua ragione a dire, egli dee pensare infra sè medesimo in che modo dire la dee, con bella cera e con belli sembianti e con grande cuore. E non ispaventare e vergognare di nulla, che molte volte l'uomo che à il diritto, e dice la sua ragione spaventatamente e vergognosamente, egli perde la sua ragione e 'l suo diritto. E quando l'uomo è tra' fatti(688), s'egli si può contenere saviamente e cortesemente, con suo pro e con suo onore, egli lo dee fare, se egli vede che dannaggio non gli venga; e s'egli vede che 'l suo senno nè la sua cortesia non gli vale nulla, egli si dee contenere follemente, inanzi che lo male gli venga: tra buoni, buono; tra li rei, reo, se la sua bontà e lo suo senno non gli vale(689).
(684) misurevolmente C. R. 1.(685) Per sebbene.(686) c. s.(687) debonaires C. F. R.(688) E quando l'uomo entra a' fatti C. R. 2.(689) Questo strano consiglio del savio Sidrac è in parte spiegato dalla lezione del C. R. 1.: si dia contenere follemente, siccome elli sono..... intra' buoni, buono, e intra' folli, folle. — Infatti anche il C. F. R. ha: entre les fol, fol.
Cap. XCVII.
Lo re domanda: quando lo ricco perde la sua riccheza val meno, e quando il povero diventa ricco val più? Sidrac risponde:
Quando lo ricco perde la sua ricchezza, egli perde lo suo onore e lo suo podere e il suo senno e la sua cortesia, e diventa istolto; e non si chiama nimica a consiglio, come dinanzi; e ciascuno s'alunga da lui, perch'egli perdè la sua memoria e lo suo onore; e niuno pregia le sue parole, e non è bene ascoltata, anzi è tenuta per nulla; e si diventa codardo e vile; da tutta gente èe disonorato. Il povero, quand'egli diventa ricco, egli diventa savio e cortese, conciosia cosa ch'(690) egli sia folle o villano; e si diventa prode e valente; e la sua parola è ascoltata e udita; e tosto truova amici e benevoglienti e servidori; e ciascuno s'accosta volentieri co' lui; e ciascuno gli fa onore e reverenzia; e si è ispesso a consiglio chiamato. Lo ricco si è altressì come uno vasello di terra, che è adornato di pietre preziose e di fino oro e di grande ricchezze, e poi è gittato nel fuoco, e tutta la riccheza si perde e si consuma: lo vasello che è di terra che avea le riccheze acattate, diventa terra e nulla. Si che tutta la riccheza di questo secolo non è già di coloro che l'ànno, anzi l'ànno in prestanza: siccome uno mercatante che signoreggia lo castello d'uno ricco uomo, e non à di quello se non quello ch'egli travaglia, e vive di quello; e quando lo ricco uomo vuole pigliare lo suo, lo mercatante è tutto fuori dell'avere, ma tanto àe, ch'egli è bene vivuto di quello avere. Altressì sono le genti di questo secolo, se non tanto come egli sono in vita, cioè ch'egli fanno la loro volontade; quando egli muoiono, altressì poveri vanno come egli vengono. Ma lo povero che fue ricco, è più gentile che quelli che non ebe unque nulla.
(690) Anche qui per sebbene.