FILENO. Guarda lá gaglioffo! Forse ch'io nol pensai che gli è ubbriaco, questo impiccato? M'era giá venuto il cuor, di compassione e di paura, ad un granel di miglio. Che t'han fatto? Di', Pilastrino.
PILASTRINO. Son caduto giú da le mura de la ròcca. Oimei! Aiutami, qua giú nel fosso, fratello, ch'io moro. Vorrei la candela da benedire e ben da bere in questo affanno.
FILENO. Parti ch'abbia ben preso l'orso per gli orecchi, questo poltron? Sta' sú, che sei ubbriaco spolpato. Quel che avresti di bisogno in questo mal sarebbe un braccio e un terzo d'un buon querciuol. Questo porco da stalla, ch'ogni tre dí si cuoce!
PILASTRINO. Tu non dici il ver, se fossi mia madre. Ti vo' far men… men… mentir per la gola. Aspettami, assassino! ch'io ti voglio accusare. Non camperai da le mie mani. È desso, quel traditor, quel biroldaio, boia. Ti vo' cavare il cuor, coglion, co l'unghie. Lasciami pure arrizzare il ca… capo ben… bene. Sta'. Tien… tienti alto. Oh! Bene! Io me ne vado in chia… chiazzo Barletti a ber con l'oste. Addio.
ATTO III
SCENA I
Listagiro e Pilastrino fanno uno incanto piacevole al vecchio il quale, per mezzo di quello, pensa, la sera, godersi di Lúcia; e, fattolo stracinare ai diavoli e leggatolo sotto una scala, gli svaligian la casa e rompengli i forzieri e escon fuori carichi di robbe con i sacchetti in mano dei danari.
LISTAGIRO, PILASTRINO, GIRIFALCO.
LISTAGIRO. O Pilastrino, non mi stringer a questo perché sai che la Chiesa lo vieta. E, se qualcuno m'accusasse al Vicario, che sarebbe atto a tenermi che non ruinassi? So come fanno.
PILASTRINO. Tu puoi pur pensare che, se ben non sapessi la natura di quest'uomo da ben, non ardirei dimandarti tal cosa; ma, per altro, l'ho cognosciuto esser sí liberale e per l'amico che vo' che tu 'l serva per amor mio. Non pigliar piú lunghezze. Mettiamvi mano.