LISTAGIRO. Io ti credo ogni cosa. Ma questo tu sai pur che non si puote fare in un punto, come pensa, forse: perché bisogna prima comandare che sia portata; e poi far ch'ogni notte venga da sé, senza mandar per lei. E questo poi non manca. Giá lo feci per uno ambasciator di Portogallo che mi donò cinquecento ducati in tanti razzi: e feci che, in un'ora, l'ebbe nel letto.
PILASTRINO. Non guardar giá a quello; ché è ben persona, questo gentiluomo, da farti il tuo dovere.
GIRIFALCO. Io t'imprometto, se fai ch'io l'abbia in letto, di vestirti tutto da capo a piè, senza mille altre cose ch'io ti darò. Tu avrai prima tanto guarnel che fará un bel giubbone, che era fodra d'un saio di mio padre; ed un paio di calze di scarlatto a martingala, ch'ebbi dal Gonnella, che ne l'avea donate il duca Borsio, e non son fruste che un poco al ginocchio; ed un par di pianelle come queste, che non son rotte. Poi le scarpe nuove comprerem questa pasqua.
PILASTRINO. Che ti pare?
Di' poi di nol servire!
LISTAGIRO. Io son forzato, poi che ti veggio esser cosí magnanimo. Mi vo' fidar di te. Le bolge e i libri ch'oggi ti lasciai in man…?
PILASTRINO. Son ben qui presso.
LISTAGIRO. Ordina, adunque, come t'ho insegnato, ogni cosa ivi in terra. Truova i cuori di colombi e di gufi; e ben rassetta tutti quegli instrumenti e quei sacchetti e libri; e fa' da te quella orazione. E consacra la casa in ogni canto con quei licori. E troverai quel sangue di fenice da far tutti i caratteri; e la verga e la stola.
PILASTRINO. Sará fatto.
LISTAGIRO. Come sei ben gagliardo in su le gambe? ché, a questo, non si siede.
GIRIFALCO. Eh! Sí, assai bene: ché sto tal volta in piedi un'ora in piazza, senza avervi che fare. Or pensa! A questo, che l'ho sí caro, vo' far de le gambe palanche.