FRONESIA. Parti che bisognasse usare, adunque, simil parole seco?

LÚCIA. A me sta male dare audienza a tutte queste cose, se non con quegli che m'avesser poi a tôr per moglie.

FRONESIA. Se tu avessi fatto miglior cera a costui, che sai che, al fine, non ti sposasse? Parriati star bene? Poco cervello! Come ti governi, cosí ti troverai. Segui colui ch'è venuto or villano in ogni cosa lá dove prima fu sol di costumi! Questi, ch'è giovan, bello, ricco e nobile e cosí ti vuol ben…

LÚCIA. Che ne sai tu, che ne parli cosí?

FRONESIA. Passo ogni giorno quasi dal suo palazzo e bene spesso vado sú da la madre. E, per tuo amore, sempre mi viene in contra e mi saluta e fa carezze. Ed ivi di continovo usa colei; che avrá forse giá detto di quella subbitezza.

LÚCIA. E questo pensi che l'avrá detto a lui?

FRONESIA. Forse che sí. Ma, quando ne li avesse ancora detto, farem cosí. Direm che eri adirata con la madonna, se ci torna piú; perché l'ho giá piú volte detto che eri cosí gentile. E tu, per l'avenire, non ti portar cosí perché daresti un nome attorno d'essere un gallaccio, un'altieraccia: come san poi dire, ché aggiungon sempre.

LÚCIA. È stato buon che m'abbi fatta avertita, ché, per l'avenire, ci avrò piú cura; perché veggio anch'io che non sta bene.

SCENA III

Artemona, cercando Crisaulo, si incontra in Pilastrino rivestito de' panni del vecchio scorciati e rifatti; e li dimanda di Crisaulo. E, non avendo da lui risposta a proposito, lo lascia; e, trovato Crisaulo, li dá per consiglio che dia parole a la madre di Lúcia di sposar la figliuola.