ARTEMONA, PILASTRINO, CRISAULO.
ARTEMONA. Io non so omai piú dove cercar quest'uomo. Sará andato in villa. Quel non è Pilastrin? Par diventato gentiluomo; non è piú parasito. È desso, per mia fé. Ne vien ridendo: debbe aver fatto pace col boccale. Questo è quello a cui piú crede Crisaulo che al paternostro. Oh poveretti amanti! U' son condotti!
PILASTRINO. Addio. Che fai, mia zia? Quant'è che non magnasti qualche putto? Ve' se non par la stria che, a questi giorni, si scaldò il culo in piazza per avere usato carnalmente con Lucifero! Vedi bel naso fatto a campanello! Tu sei pur tutta bella, anima mia. Ti va' donar quatro di questi fichi, se vuoi venir a stare un'ora meco al necessario.
ARTEMONA. E che vorresti, poi,
pan perduto?
PILASTRINO. Vorrei farti i miei fatti,
costí, nel tuo grembial.
ARTEMONA. Guarda sgarbato!
PILASTRINO. Oh! Mi vien la gran voglia, se sapessi…
ARTEMONA. E di che?
PILASTRINO. … di sederti in su la faccia senza le brache. Gli è pur fatto a posta quel tuo nasin per farmi un argomento. Deh! vien, ti priego; ch'è piú d'otto giorni che n'ho bisogno.
ARTEMONA. Io t'ho per iscusato, ché sei ubbriaco; ché t'avrei fino ora cavato gli occhi. Dimmi, se tu sai: ove è Crisaulo?