FILOCRATE. E come fu? Sarresti mai tu quella? Anima mia, dimmel liberamente; ché, se è vero, poscia che ci ha condotti il cielo a questo, ti prometto sposarti.
FRONESIA. Hai pur giá detto ch'io ti tirava per menarti dentro ove Lúcia aspettava il suo Crisaulo. Onde ne rimaniam tutti beffati, ma dolcemente; e tutti e tre in tal modo l'un con l'altro ci siam rimescolati che appena ritroviamo i propri nomi. Io fui giá Lúcia; e tu fosti Crisaulo, secondo ch'io pensava; e da me, a sorte, in me credendo d'averla ingannata, fu da inganno difesa la padrona. E tu facesti com'un uom che sogna cosa che li sia a grado, che poi, desto, trova tutto il contrario. Ma Crisaulo (se non è ritenuto da qualcuno de' suoi perché nol faccia) ora, in fra poco, forse che dará fine a la comedia con far da vero.
FILOCRATE. Basta: ora io son chiaro. Vedi, al fin, come volge la fortuna! Poi che noi siamo a questo e che vediamo che in questo modo l'ha guidata il cielo, segua quello che debbe: ché 'l destino non si può mai fuggir. Se ti contenti, ti vo' sposare, in questo modo appunto: che ci diamo or la fede, se di Lúcia si fan le nozze; perché vo', se a sorte non fosse fatta, come giá promessa mi fu, poterla, se mi parrá, tôrre. Dimmi se ti contenti.
FRONESIA. Sí, ben mio, poi che ti piace; e ci siam cognosciuti, come a Dio piacque che governa il tutto; ed è stato fra noi, giá tanto tempo, amore e fede. Or durerá in eterno il dolce nodo che non fia mai sciolto fino a l'ultimo giorno.
FILOCRATE. Orsú, Fronesia, giá tanto amata! Tu sei la mia sposa. Serberai questo anello; e poi le nozze farem, quando ci paia tempo e luogo. Sei chiamata di sopra.
SCENA VIII
Crisaulo, non avendo potuto patir fuori che duo giorni, apparisce in su la scena andando a sposar Lúcia; ed ha seco Girifalco il quale si dichiara, nel parlar loro, avere da sposar Calonide: il che si mostra essere stato per mezzo di Crisaulo. Vanno adunque insieme ragionando; e con loro è Pilastrino il quale, giunti a casa, dá licenzia con dir che, di poi cena, si faranno gli sposalizi.
CRISAULO, GIRIFALCO, PILASTRINO, CALONIDE, FRONESIA.
CRISAULO. Io l'ho detto dal primo giorno, che l'andar di fuori era appunto al mio male erba trastulla; ma nondimen, per esser poi iscusato, non ho voluto mancar d'ogni sforzo. Ma non è in poter nostro.
GIRIFALCO. Eh! Questo è poco, Crisaulo, ché sei tal che potrai sempre vivere in questo mondo con onore, se ben ti biasmi il popolo e la plebe: perché questo è lor proprio né alcun vive dai lor morsi securo; e spesso i morti gli sentono anche lor dentro a la terra. E questo è, per il piú, che è gente vòta di robba e di pensieri; e altro non hanno u' esercitar la lor maligna mente che ne' fatti d'altrui. Ma un ben nato non sará tinto di cotesta macchia né assai né poco.