Di nuovo i suoi sguardi caddero sulla lettera chiusa: una curiosità acuta, ardente, s'impadronì di lui: sapere tutto, subito, leggere confermato da lei stessa il fatto abbominevole, ch'egli aveva presentito e per il quale ella moriva.
Ma mentre le mani afferravano già il piego, egli ad un tratto s'arrestò, repentinamente, come se un sentimento nuovo fosse venuto a mutare il corso de' suoi pensieri.
I suoi occhi, che fissavansi ora assorti nel volto dell'ammalata, parvero accendersi d'un vivido lampo: una profonda espressione di bontà si diffuse su tutti i suoi lineamenti.
Egli stette alcuni istanti immobile, come porgendo ascolto ad una voce segreta, che venisse da lontano, da un mondo migliore del nostro: la cara voce familiare, che nelle ore più gravi della sua vita gli aveva parlato nell'anima la santa parola dell'amore, della pietà, del perdono.
Col viso bagnato di lagrime egli sorse in piedi e, presa con atto risoluto la lettera di Loreta, la gittò vivamente tra le fiamme del camino.
Poi, subito, come obbedendo a un violento impulso, egli cadde ginocchioni presso il letto, piegando sulle coltri la sua povera testa canuta. E congiunte le palme, in un risveglio inconscio e potente della fede appresa nel dolce tempo infantile, quell'uomo forte, provato già tanto alla scuola della sventura, pregò fervidamente, con tutte le forze del suo cuore, per la salvezza di Loreta.