--E a me!--soggiungeva la signora Chiara.--Ma bisogna mostrare di non accorgersi di nulla. Il tempo.... Vedrai, le passerà!

Pochi giorni appresso, una mattina verso le sette, che la Vige era appena scesa in cucina per accendere il fuoco e preparare la colazione, vide uscire dalla sua stanza anche la signorina. Vestiva il suo solito abito nero, ma aveva lo scialle e un velo in testa, come pronta ad uscire. La domestica spalancò tanto d'occhi. Loreta non scendeva mai così presto; poi... uscire col tempaccio che faceva! Infatti, durante la notte un violento uragano si era scatenato, ed ora sulle campagne allagate spirava un fortissimo vento.

--Signorina, esce?

La Lambertenghi, assai pallida, si fermò un po' contrariata:

--Sì, vado in chiesa.

--Ma con questo tempo! C'è un bel tratto. Vuole che chiami Agnul che attacchi il carrozzino?

--No, grazie, non monta. Non vi date pensiero.

Ed usci.

La povera Vige non potè frenare un gesto d'impazienza. Aveva un bel dire la sua padrona che bisognava fingere di non accorgersi di nulla! Ma vedere certe bizzarrie e cucirsi le labbra era davvero un po' troppo! La buona donnetta non poteva darsi requie e andando e venendo per la sua cucina non riusciva a mettere nelle sue faccenduole la solita meticolosa diligenza. La sua mente correva altrove, seguendo per la strada fangosa la giovane che recavasi alla chiesa, mentre da lunge, sulle raffiche impetuose del vento, giungeva da Tricesimo il lento scampanìo della prima messa.

Passò un'ora, ne passarono due. Il professore e la signora avevano già fatta la loro colazione e Loreta non era peranco rientrata. La funzione doveva essere finita da un pezzo e senza un particolare motivo ella non poteva tardare così. Un po' allarmati s'eran posti a fare ogni possibile congettura, poi, non riuscendo a darsi una spiegazione, stavan già per mandare il ragazzo ad incontrare la giovane, quando una carrozza si fermò dinanzi alla casa.