Vige ed Agnul corsero subito fuori e con meraviglia videro scendere dal legno il conte Leonardo Mangilli, che col suo fare burbero e colla ciera più scura del consueto venne loro incontro sollecitamente, accennando colla mano al carrozzino.

--Che c'è? che c'è?--domandarono.

--Nulla di grave. La signorina....--non ne so il nome io....--la signorina che sta con voialtri.... L'hanno trovata in chiesa, dopo la messa, svenuta.... Passavo di là. L'hanno posta nella carrozza.

La Vige si fece allo sportello e vide sui cuscini, riversa, con le labbra smorte e gli occhi socchiusi, la signorina Loreta.

--Oh! poveretta, poveretta! L'avevo detto io, l'avevo detto che stava male!

Uscì intanto dalla casa anche il Sant'Angelo, che si avvicinò al gruppo, trepidante egli pure e pallidissimo.

Trassero di carrozza la giovane, che in quel mentre parve avesse ripreso conoscenza e, sostenendola fra le loro braccia, la trasportarono in casa.

Quindi, senza per tempo in mezzo, l'ottima Vige e la signora Chiara la svestirono e la misero a letto.

Il medico chiamato d'urgenza non potè constatare se non una forte febbre, cagionata con molta probabilità da un grave turbamento nervoso. Lasciarla tranquilla; nient'altro. Pericoli non v'erano di sorta.

Quel giorno Loreta stette assai male. Ebbe a più riprese delle violente convulsioni; poi, quando riusciva ad assopirsi, il suo sonno era affannoso, e strane, scucite parole le sfuggivano dalle labbra. Ma fu cosa passeggiera. Dopo tre giorni tutto era finito, e meno un po' di sfinitezza, ogni altra sofferenza pareva svanita.