Fu allora che Loreta ebbe uno slancio improvviso di tenerezza e di espansione per la signora Chiara, che era lì, al suo fianco, con un sorriso di affetto sul labbro, tenendole maternamente una mano.

--Ah! signora.... signora, come mai posso chiedervi perdono di tutte le pene che vi reco! Non lo avrei voluto, io! Ma le forze mi son venute a mancare!... Era un giorno di così tristi ricordi per me! La data più funesta della mia vita: un anno, da che laggiù, in mezzo a gente sconosciuta, io avevo deciso di morire.... M'era parso che nella preghiera avrei potuto trovare l'obblìo di quell'ora, il perdono anche.... Ma lì, in quella chiesa fredda, in quel silenzio profondo, mi sono sentita più oppressa che mai. M'è sembrato che tutta l'amarezza delle mie memorie si riversasse in un momento solo dentro il mio cuore. E non vidi più nulla, non sentii più nulla....

Indi interrompendosi e chinando sulla spalla della signora Chiara il suo bel volto bagnato di lagrime:

--Eppure, signora, io sono degna di perdono. Dio deve avermi perdonato.

La signora Chiara levò pietosamente gli occhi al cielo, accarezzando il capo della povera giovane:

--Potrei essere vostra madre!--le susurrò con dolcezza all'orecchio.--E dicono che l'affetto delle madri è quello che sa confortare i più grandi dolori.

Gli occhi di Loreta s'illuminarono di una luce di letizia:

--Come siete buona, signora! E come sento di amarvi!...

V.

Dopo quell'ora di espansiva confidenza, le simpatie fra la signora Sant'Angelo e Loreta Lambertenghi si manifestarono sempre più vive.