Gli amici di Tricesimo, che sulle prime eran venuti replicate volte a prendere sue notizie, a poco a poco, dinanzi al contegno freddissimo del professore, avevan cessato dalle visite, convinti di riuscirgli molesti. Taluno di essi non mancò neppure di aversene a male, e tra questi specialmente il conte Leonardo Mangilli, che s'arrabbiava di veder riuscire inutili sull'animo dell'amico tutti i conforti ch'egli procurava di recargli con i suoi predicozzi altisonanti di uomo spregiudicato.
Tolto a' suoi studî, il professore non aveva la testa a nulla. Degli interessi di casa non s'occupava punto: di tutto quanto riguardava l'azienda economica de' suoi poderi, non voleva udire a parlare. Quando i coloni venivano o per pagare gli affitti o per ricevere qualche disposizione, e la Vige, piena di titubanza, recavasi a bussare alla porta dello studio per avvertirne il padrone, questi si sentiva profondamente contrariato, e talora lasciavasi andare a vive parole d'impazienza.
La Vige tutta intimorita scusavasi del suo meglio: non sapeva come fare, vi era forzata.
Allora il professore si levava, e ponendo la mano sulla spalla della fedele domestica:
--Abbiate pazienza se sono così!--diceva.--Che volete? Penso sempre a quella poveretta. Faceva lei tutto così bene: faceva lei tutto sempre. Ora non c'è più!
Aveva nel dir così la voce ingroppata, e alla Vige, ohe adorava la vecchia padrona, si riempivano pure gli occhi di pianto.
--Pregate la signorina, che vegga lei...--concludeva il professore.
E la serva usciva quanto più presto poteva per celare la sua commozione.
Così, adesso avveniva sempre. In casa, Loreta era tutto. Come obbedendo alla forza delle circostanze, e senza mai mostrare di accorgersi dei servigi ch'ella rendeva, s'era assunta tacitamente tutti gli uffici ai quali altra volta attendeva di persona la signora Chiara. Al professore evitava di parlare di qualsifosse interesse, a meno di non esservi costretta da qualche imprescindibile necessità. E solo alla fine di ciascun mese gli faceva trovare sulla scrivania, tutti raccolti in un fascio, i conti ed i registri, sui quali egli gittava appena e per pura forma un fuggevole sguardo.
Fu un giorno, ch'ella veniva appunto a riprendere alcuni di cotesti conti--otto o dieci mesi dopo la morte della signora--ch'egli per la prima volta la trattenne presso di sè più lungamente: