--Loreta, è assai bello e gentile tutto quello che voi avete fatto e fate per la mia casa. Voi dovete compatirmi se io non vi dico mai nulla della mia gratitudine. Se sapeste però quante volte ci penso! e come vorrei trovare il modo per esprimervi quanto si passa nel mio cuore....

Ella, udendo quelle parole, s'era fatta un po' rossa in viso; con manifesto imbarazzo, girando fra le mani il fascio delle carte, mormorò qualche frase evasiva e subito fece l'atto di andarsene.

Ma il professore ne la impedì:

--No, Loreta, aspettate ancora un momento, non andate via così. Voglio che voi mi assicuriate che non mi tenete carico se io apparisco talvolta così chiuso in me stesso. Non è colpa mia se son fatto a questo modo. Vi ricordate che anche la mamma me ne rimproverava sempre....

E prendendo con mano tremante una delle mani di lei:

--Mi perdonate, non è vero?--le dimandò.

--Mattia.... Io, io che debbo tutto a voi.... che cosa mai dovrei perdonarvi?...

E ritirando la mano, senza aggiungere altro, uscì in fretta, con la faccia invasa da un vivo rossore.

Quando l'uscio si chiuse dietro a lei, il professore tornò lentamente al suo posto presso la scrivania e, trattosi dinanzi un grosso quaderno tutto coperto di appunti e di note, parve accingersi a riprendere il lavoro.

Ma dopo pochi momenti, sfogliate appena alcune pagine, egli raccolse il capo fra le palme, meditabondo, cogli occhi assorti verso l'uscio dal quale la giovane donna era partita.