Nè codesto poteva più dirsi per lui un fatto anormale.

Nella cupa freddezza della sua vita, in mezzo al fervore de' suoi lavori e quando più grave gli pesava sull'animo la melanconia de' ricordi, era sempre la figura serena di questa giovane povera e buona che gli si elevava dinanzi come una mite visione riconfortante. In tutto ciò che lo circondava, in tutta la sua casa, egli sentiva l'opera salutare di lei: la sentiva costante, in cento minute e previdenti cure, disposte sempre tacitamente, col sottile delicatissimo studio che l'intenzione non ne trasparisse.

"Voi dovete compatirmi se io non vi dico mai nulla della mia gratitudine. Se sapeste però quante volte ci penso!..." Mattia in queste parole era stato veritiero. Avrebbe cercato invano di dire a Loreta quale influenza benefica ella esercitasse sopra il suo cuore; sapeva il proprio labbro impotente a trovare ed a pronunciare delle frasi che corrispondessero a questo suo sentimento. Ma se il labbro taceva, non restava muta l'anima sua. Il pensiero, che non s'era peranco tradotto in un accento vivo, gli rinasceva ora con frequenza ognor più rapida, lo riafferrava sempre più insistente temperandogli nelle ore tristi l'acerbità de' suoi dolori e troncandogli anche sovente la lena al lavoro.

Talvolta udendo il passo di lei, sommesso e lieve, nelle stanze vicine, gli avveniva senza sapere il perchè di tendere l'orecchio, ascoltando ansioso finchè il rumore si allontanava, sentendo un palpito accelerato nel petto quando il passo pareva più prossimo all'uscio dello studio. Altre volte gli avveniva di staccarsi, come colto da un'estrema stanchezza, dalla sua scrivania e di approssimarsi alla finestra, d'onde indugiavasi lungamente a guardar giù nel cortile, dove al solito posto, sotto al porticato inghirlandato dai festoni dell'edera, la giovane attendeva a qualche lavoro: ora tutta sola, seria e pensierosa col viso bianco chinato sull'opera di cucito, ora scambiando qualche parola con la Vige, che sempre laboriosa andava e veniva dall'uscio della sua cucina al pozzo, ora col ragazzo Agnul, che accudiva alle proprie incombenze dinanzi alla rimessa, ora infine coi coloni che giungevano a recar le derrate od a prendere qualche comando.

I contadini l'amavano tutti per l'affabilità sua, per quella dolcezza che aveva nella voce e nei lineamenti. Anche quand'era costretta per l'interesse domestico di movere a taluno qualche rimprovero o di mostrarsi insoddisfatta di qualche prestazione, trovava sempre per farlo quella parola che, pur essendo severa, non irrita e persuadendo non lascia traccia alcuna d'amarezza. Pietosa coi poveri, aveva ottenuto dal professore il permesso di continuare in tutti quegli atti di beneficenza, per i quali la signora Chiara aveva lasciato di sè memoria così benedetta. E li compiva religiosamente, con una soddisfazione intensa, facendosi un carico di rammentare a' suoi poverelli il nome della loro antica benefattrice.

Così una volta il professore Mattìa provò una emozione ineffabile potendo cogliere, inosservato, alcune parole con le quali la vecchia Mariute, venuta a prendersi un fardelletto di biancheria, ringraziava la giovane, usando le frasi ed i titoli che i contadini friulani hanno sempre per i signori del loro paese:

--Siete buona anche voi, contessina: tanto, tanto, come la vecchia contessa..., che Dio abbia in gloria!...

"Come la vecchia contessa!" Povera signora Chiara quanto rideva lei di quell'epiteto nobiliare che tutti si ostinavano a darle secondo il costume del paese; e come il professore ne rideva cordialmente egli pure! Ma quel giorno non rise: le parole che la vecchia aveva pronunciate lentamente, colla sua voce roca, gli vibrarono nel cuore come una musica. Il ricordo delle virtù di sua madre, accoppiato così al nome di Loreta, assunse per lui--anche sulle labbra di quella misera donna, in cui pareva che la intelligenza non si risvegliasse che quando provava qualche grande gioia--un particolare significato, rispondente a pieno al pensiero che adesso più non lo abbandonava.

Di tutto ciò a Loreta non disse mai nulla. Ma ora--non più come una volta--piacevasi della sua presenza, la cercava, procurava di creare sempre qualche pretesto per prolungarne la durata. I discorsi si aggiravano per lo più su argomenti futili, sulle faccenduole domestiche; e il professore, che aveva sempre mostrato una grande avversione a preoccuparsi di tutto ciò che si riferiva agli oggotti dell'economia, ora sembrava trovasse il massimo interosse per tutte le cose onde Loreta sentivasi in debito di venirlo ad informare. Ascoltandola si distraeva, rimanendo talora come attonito in una muta contemplazione, imbarazzato quando si accorgeva che le risposte, da lui date alla giovane, corrispondevano assai male e spesso non corrispondevano affatto alle domande che quella gli rivolgeva.

Una sola volta egli stette per tradire il pensiero che gli martellava nel capo; una volta sola gli stette per fuggire dal labbro, aperta, franca, una confessione: la dolce confessione, alla quale la ingenita selvatiehezza, la ritrosìa a commettere un atto incompatibile con la sua età e forse il timore di una repulsa, facevano nel suo spirito un argine potente.