E fu alcuni mesi appresso, nell'anniversario della morte della signora Chiara.

In quel giorno--con l'ingenua pietà filiale, che era stata la religione sola della sua vita e ch'egli aveva conservata, forte e caro retaggio, mentre la testa gli si incanutiva e tante illusioni s'eran svanite intorno a lui,-- in quel memore giorno egli era entrato dopo lunghissimo tempo nella camera ove la signora era morta e nella quale, per una mesta affettuosa superstizione, aveva voluto fosse mantenuta ogni cosa al suo posto.

Confinato per intere giornate nel suo studio, presso il quale aveva ora anche la sua stanza di riposo, egli saliva di raro assai nelle camere superiori; ed in quella già abitata da sua madre raramente egli metteva il piede, sentendo riaccendersi troppo vivo il proprio dolore tra quelle pareti dove tutto gli parlava di lei, dove tutto gli diceva con nuove lancinanti parole, quanto tesoro di bontà e di affetti egli avesse perduto.

Quel giorno egli vi entrò di buonissima mattina, uscito appena dalle sue stanze, volendo compiere quest'atto gentile di pietà quasi di soppiatto, con quel riserbo soave, onde i veri dolori sentono spesso la voluttà di circondarsi. La mattina era limpida. Sulle ampie invetriate del corridoio, ch'egli attraversava a passo frettoloso, il chiarore dell'alba pioveva come una luce d'oro. Intorno per le campagne tutto ancora taceva: solo tra le pergole dell'orto e negli alberi alti intorno alla casa era un sommesso gorgheggio di uccelletti: il saluto festoso al bel sole che rinasceva.

Il professore Mattia giunto all'uscio di quella camera, dove una volta ogni mattina egli soleva venire come un ragazzo a prendere il bacio, il caro bacio della sua santa vecchietta, si arrestò un momento con uno stringimento al cuore. Poi girata lentamente la maniglia, dischiuse pianamente l'imposta, come avesse temuto di risvegliare una persona dormente.

Ma ristette perplesso dinanzi alla visione che gli apparve.

Genuflessa sull'inginocchiatoio di noce nero, dove sua madre era abituata a dire le proprie orazioni, una donna stava assorta a pregare. Sotto il quadretto sacro--una vecchia litografia ingiallita, che era una memoria di famiglia,--due grossi fasci di rose eran posati: rose grandi, gialle, dalla fragranza delicata, che la povera signora Chiara aveva particolarmente amato.

Al rumore del passo la donna balzò in piedi volgendosi come atterrita.

--Loreta!--mormorò il professore, avanzandosi lentamente, con gli occhi lucenti.

Ella lo guardò, senza poter dire una parola, colle guance fatte vermiglie, restando immobile al suo posto.