La stanza ora era inondata di luce. Dalle finestre spalancate l'aria mattinale entrava con una fragranza balsamica di campagna. Le tende un po' ingiallite del vecchio letto in fondo all'alcova si agitavano lievemente.
Dall'alto della parete il volto placido di Giovanni Sant'Angelo pareva sorridere con melanconia nella sua cornice d'oro.
--Loreta, quanto siete buona!--disse il professore con la voce che gli tremava.--Quanto è bello tutto ciò che voi sapete fare! E come sento di volervi bene per la vostra bontà!
E rapidamente, come per un impulso naturale e castissimo, si portò la mano di lei alle labbra, posandovi un bacio con tenerezza infinita.
VIII.
Passato quel momento di espansione, del quale entrambi avevano sentita per diverse ragioni la grande dolcezza, si sarebbe detto che Loreta e il Sant'Angelo si fossero tacitamente accordati per evitare tutto ciò che ne avesse potuto richiamare il ricordo.
La loro vita in casa continuò nel suo consueto uniforme andamento. E unicamente a certi momenti, quando si trovavano soli, l'uno di fronte all'altra, pareva che un grande imbarazzo sorgesse improvviso a paralizzare la loro parola.
Secondo un'inveterata consuetudine, che il professore aveva seguito fin là costantemente, ogni anno, da quando le sere principiavano a farsi tiepide sino a tardissimo autunno, soleva egli indugiarsi, dopo la cena, fumando tranquillamente, per un paio d'ore dinanzi al portone della casa, in una specie di spianata, dove si collocavano alcuni rustici sedili e d'onde lo sguardo spaziava ampiamente sulla pianura.
Colà, in altri tempi, si facevano le lunghe chiacchierate con qualche ospite amico; colà, nella grande quiete notturna, che suadeva ai giocondi familiari colloqui, egli soleva trovare il più caro ristoro alla sua mente affaticata.
La primavera tornò quell'anno; già i campi erano in piena rifioritura e il maggio imminente, arriso da un costante sereno, invitava con le sue sere placide all'aria aperta. L'ortolano aveva avuto premura che fossero rinnovate intorno alla spianata certe ricche spalliere di amorini, che un dì formavano l'orgoglio della signora Sant'Angelo; e il piccolo Agnul, secondo l'antico uso, disponeva già ogni giorno, subito dopo il tramonto, ai posti consueti, le vecchie sedie di legno, che al principiare della buona stagione egli aveva ridipinto con una bella mano di color verde com'era ogni anno sua gelosa cura particolare.