Ma quella primavera, con molta meraviglia della Vige e non piccola mortificazione del diligente ragazzo, il professore non scese neppure una volta al luogo favorito. Terminato appena di cenare, accendeva il sigaro e seguito da Prè Zuan, il fido cane di casa, se ne andava a fare qualche lunga passeggiata scegliendo di solito le strade meno battute ed evitando di attraversare i luoghi più popolosi. Loreta intanto attendeva ai lavori, e, solo quando questi erano compiti, esciva un po' dinanzi al portone, trattenendosi a respirare l'aria refrigerante della sera.

Ma ritiravasi presto; quasi sempre prima che il professore fosse rientrato.

Di ciò pareva ch'ella facesse uno studio particolare. Anzi non era sfuggito neppure all'ingenuità dell'ottima Vige come la signorina alcune volte in cui il professore ritornava per caso prima del solito, s'affrettava vivamente a ritirarsi, non appena il passo di lui si facesse distinto su per lo stradone o quando per i campi s'udiva abbaiare il vecchio Prè Zuan, lieto di quelle libere scorrazzate in mezzo al verde.

Di questo s'era accorto lo stesso Sant'Angelo e tale osservazione non aveva fatto che accrescergli quel profondo e molesto turbamento, del quale, ad onta di tutti i suoi sforzi, non riusciva ad ottenere vittoria.

Assai spesso, nelle sue ore solitarie, egli si sentiva costretto a domandarsi il perchè dello strano mutamento operatosi in lui. Non si riconosceva più: la sua forza, l'amore del lavoro, la calma dello spirito gli parevano irreparabilmente svaniti; persino il pensiero triste, che prima dominava costante nel suo cervello, il pensiero della madre che aveva perduto, ora non tornava più così assiduo e doloroso. Era in lui un'inesplicabile inquietudine, un desiderio insistente di stancarsi, una malìa acuta e crucciosa, che talora gli accendeva le guance smorte di un foco improvviso ed altre volte gli velava repentinamente gli occhi di pianto.

Contro questo stato d'animo il Sant'Angelo volle reagire. Virilmente volle, e quasi disdegnando di confessare a sè stesso quello che dentro gli ferveva, cercò di porre un freno al male, che comprendeva farsi ogni giorno più veemente e più tenace.

Per riuscire in questo cimento, ch'egli sentiva a sè imposto dalla voce della ragione, procurò di concentrare tutti i suoi pensieri nella fredda realtà della propria vita, perchè da quella essi avessero ritegno ad ogni vano e sconsigliato volo. Indugiandosi talora dinanzi allo specchio, che colle sue abitudini di semplicità aveva sempre considerato inutile ornamento della propria camera, ostinavasi a fissare con una certa amarezza il suo volto avvizzito, il fronte calvo già solcato di rughe, gli occhi deboli e affaticati, la barba cresciuta incolta e pressochè interamente bianca. Si ricordava in quei momenti gli scherzi che con sua madre egli aveva fatto tanto spesso sulla propria vecchiezza. Lei non voleva udire, protestava che quelle erano declamazioni per farla andare in collera. Povera e buona madre, che aveva sempre veduto ogni cosa con gli occhi dell'affetto! No, egli non voleva e non doveva avere di queste illusioni: sarebbe stata debolezza indegna d'un uomo assennato. E dicevasi che la coscienza di sè, per quanto possa riuscire spiacevole e dura, è sempre il dovere del prudente ed è la salvaguardia più forte contro i disinganni.

Il Sant'Angelo di queste sue conclusioni provava un orgoglio, come d'un trionfo che l'animo suo avesse conseguito sopra una misera tentazione della vanità. E tacitamente egli faceva a sè stesso promessa di non lasciarsi rimuovere da siffatti pensieri, sotto il governo de' quali vedeva assicurata durevolmente la sua dignità e la sua pace.

Ma per quanto egli tentasse d'illudersi sulla saldezza di tali proponimenti, le sconfitte della sua volontà si venivano moltiplicando giorno per giorno.

A quale fascino obbediva egli mai per nascondersi ora, ogni sera, nelle ombre della campagna, e spiare di là, lungamente, al lume incerto delle stelle, se una nota figura apparisse lassù, tra le spalliere de' gelsomini, al memore posto, ov'egli nel suo tempo felice aveva passato tante ore tranquille?