Il degno don Morganti trovò alle sue manovre insidiose sostenitori conniventi ed inconsapevoli complici; ma trovò anche chi gli oppose non solo confutazioni piene di convinzione, ma anche calde e vivaci rimostranze.
Fra questi ultimi fu il conte Leonardo Mangilli, che con tutta la sua ruvidezza, per la quale molti nel paese lo chiamavano semplicemente il conte orso, non era tipo da lasciar passare senza sdegno e senza difesa gli attacchi vilmente diretti alle spalle di persona, ch'egli stimasse degna di rispetto e di considerazione.
Il prete, che vedeva cadere con sì grande facilità nei suoi tranelli tanti semplicioni, i quali poi divenivano ciechi strumenti delle sue bieche arti, ingannato dalla rudezza del Mangilli, da lui interpretata come inclemenza d'animo, aveva sulle prime creduto d'aver trovato in quello, un nuovo e facile alleato. L'altro l'aveva lasciato dire. Per sapere ogni cosa sino al fondo, gli diè anzi animo a continuare; ma quando ebbe appreso fin dove si spingesse la perversità del suo interlocutore, gli fe' morire bruscamente sul labbro la parola.
--Potrà essere che il Sant'Angelo come tutti gli uomini al mondo commetta delle corbellerie. È cosa che accade ogni giorno e ne accadranno di simili in ogni tempo. Ma voler gittare su lui e sopra una povera e indifesa donna il fango a questo modo, è opera codarda e degna solo di gente cattiva!
A cotesta sfuriata il prete, rosso come un gallo, si sottrasse con mille assicurazioni di essere stato malinteso. "Eran cose che gli altri--tutti gli altri--dicevano: non lui, che anzi ci credeva pochissimo!" Ma il conte tagliò corto al discorso, mostrandosi profondamente nauseato di quelle malignità.--"L'orso ha mostrato i denti!" dissero in quell'occasione gli avventori del Caffè della Posta a Tricesimo, dove la scena era avvenuta.
E il Mangilli infatti aveva dovuto far violenza a sè stesso per non dar fuori in più aspre invettive. Che nello schiudere con tanta generosità le porte della sua casa alla cugina il professore si fosse tirato sul capo molti pericoli, egli aveva sempre creduto. In que' giorni, mentre gli altri lodavano in coro la buona azione, egli solo, contro tutti, aveva fatto le proprie riserve, con la sua rude ingenita franchezza. Ma ora, anche se i fatti venivano a dargli ragione, non poteva lasciar vilipendere a quel modo un fiore di galantuomo, com'era il Sant'Angelo, nè adattavasi a tollerare che la cattiveria altrui fosse lasciata proseguire, senza repressione, nelle sue velenose ed esagerate insinuazioni.
Col suo concetto dell'amicizia, reciso e franco, gli parve dovere d'aprire gli occhi al Sant'Angelo; e, senza dissimularsi la difficoltà del suo compito, si propose di parlarne subito, senza reticenze, al professore. Anche se la verità gli dovesse tornar discara, poco male: la conoscenza del vero l'avrebbe messo in guardia. Ed a questo unicamente egli tendeva.
Non parendogli adatto di recarsi a questo scopo speciale alla casa del Sant'Angelo, ch'egli da qualche tempo più non frequentava, stimò miglior consiglio cercare d'incontrarlo come per caso.
Nè questo gli riuscì difficile. Sapeva quali erano le passeggiate che ora il professore preferiva; e una di quelle sere, messosi da quelle parti, si avvenne in lui precisamente secondo il suo disegno.
Al primo incontrarsi parlarono di cose indifferenti, con quello scambio di frasi usuali, che la circostanza suggeriva. Ma il conte Mangilli, deciso, a non lasciarsi sfuggire l'occasione che aveva cercato, trovò il modo di entrare difilato in argomento.